Il 22 settembre è stato un giorno
di grandi mobilitazioni in tutta Italia. Lo sciopero indetto dai sindacati di
base ha trovato una grandissima adesione, in tutte le principali città ed anche
nei centri minori si sono tenuti cortei e presidi molto partecipati, un
incredibile numero di cittadini diversi per età e professione è sceso in piazza
a manifestare il dissenso per il totale silenzio del governo sul genocidio del
popolo palestinese. Indubbiamente si è trattato di una grande mobilitazione,
come non se ne vedevano da tempo, che non può che trovare nel PRC, che ha
sostenuto tanto lo sciopero generale indetto dai sindacati di base quanto lo
sciopero indetto da CGIIL il 19 settembre, grande riconoscimento ed
approvazione. E’ stato indubbiamente un grande momento di partecipazione che,
considerato la crescente sfiducia nella politica e il conseguente disimpegno
diffusosi drammaticamente negli ultimi anni, sembra segnare un’inversione di
rotta, ovvero il desiderio da parte dei cittadini di tornare ad agire attivamente,
di organizzarsi e compattarsi su temi ed eventi di grande impatto e rilevanza.
Purtroppo però alcuni fatti accaduti a Milano stanno dando occasione a molti
media ed alla propaganda di destra per ridurre il grande risultato che questo
sciopero ha avuto, raccontando di violenze inaccettabili, di espressione della
sinistra arrogante che sa solo devastare, incapace di ogni confronto. Quanto accaduto a Milano in particolare, dove
effettivamente alcuni elementi che facevano parte di quella parte del corteo
dopo aver sorpassato i cancelli che erano stati bloccati ha avuto un
comportamento decisamente violento e distruttivo scaraventando arredi,
distruggendo e frantumando vetrine, ha finito per mettere in cattiva luce tutto
il corteo e tutti coloro che alla manifestazione avevano aderito e non solo. Constatiamo
che gli stessi tacciono invece rispetto al comportamento delle forze
dell'ordine, che a quanto riferitoci dai presenti è stato più orientato
all'attacco anche un po' brutale ai manifestanti più che volto a contenere le
intemperanze di alcuni. Crediamo d'altra
parte che la protesta violenta nasca dalle condizioni di esclusioni sociale,
esasperazione, marginalizzazione ed isolamento che in molti subiscono nella nostra
società, ma con questo non vogliamo diventi assolutamente la nostra modalità di
azione nella società e perciò ce ne discostiamo e la condanniamo. Il timore è
poi che alcuni infiltrati abbiano deliberatamente puntato sulla violenza per
screditare e mettere in pessima luce quanto stava succedendo. In particolare
con l'attuale orientamento politico di governo pronto a strumentalizzare
attaccare e banalizzare chi manifesta dissenso anziché cercare il confronto. Il
rischi di esporci gratuitamente alle critiche della destra comporta è molto
forte, tanto più che nonostante la grande affluenza allo sciopero siamo in una
fase storica in cui molta parte dei
cittadini, spesso immersa nelle difficoltà quotidiane e allontanata dalla
partecipazione politica da anni di cattiva gestione della stessa e da ideologie
caratterizzate dall'individualismo, dalla ricerca della realizzazione personale
ed al timore ed al rifiuto di ciò che non si uniforma, rischia di essere
facilmente vittima di una propaganda che semplifica e banalizza.
Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Varese
