Rimasta attiva sul piano
culturale anche in età avanzata, Pellegatta aveva continuato a coltivare la
memoria storica della sinistra italiana
Insegnante di professione,
Pellegatta aveva intrecciato fin da giovane la propria vita con quella del
Partito Comunista Italiano, diventando un punto di riferimento per il movimento
operaio e progressista del territorio. La sua carriera parlamentare prese avvio
con la VI legislatura della Repubblica, quando fu eletta deputata alla Camera
nel 1972: in quell’incarico sedette nella Commissione Istruzione e Belle Arti,
di cui fu anche segretaria, occupandosi tra l’altro di temi legati
all’istruzione speciale e all’integrazione degli studenti con disabilità
sensoriali. Rieletta nella VII legislatura, rimase a Montecitorio fino al 1979.
Dopo la svolta della Bolognina e
lo scioglimento del PCI, Pellegatta non abbandonò le proprie convinzioni: aderì
a Rifondazione Comunista, con cui si candidò alle elezioni europee del 1994
nella circoscrizione Italia Nord-Occidentale, raccogliendo circa 2.500
preferenze senza risultare eletta.
Il ritorno in Parlamento arrivò
nel 2006, quando fu eletta senatrice in Lombardia nelle file del Partito dei
Comunisti Italiani, nell’ambito della coalizione di centrosinistra guidata da
Romano Prodi. Nella XV legislatura fece parte della Commissione parlamentare
antimafia — di cui divenne capogruppo — della Commissione per l’infanzia e
delle delegazioni italiane presso il Consiglio d’Europa e l’Assemblea
dell’Unione dell’Europa Occidentale.
Rimasta attiva sul piano
culturale anche
in età avanzata, Pellegatta aveva continuato a coltivare la
memoria storica della sinistra italiana. Nel 2020 VareseNews l’aveva incontrata
nella sua casa di Cassano Magnago, dove stava lavorando a un libro e a un
documentario sulla Svolta di Salerno del 1944, partendo da un vecchio disco a
33 giri con un discorso di Togliatti. Si era definita orgogliosamente
«togliattiana» e non aveva mai rinnegato le proprie radici politiche.







