La separazione delle carriere dei magistrati metterà i Pubblici Ministeri alle dipendenze del Governo perché non perseguano penalmente Sindaci, assessori, Presidenti di Regione, parlamentari e loro congiunti o amici quando commettono reati.
Saremo chiamati, nella prossima primavera, ad un referendum per approvare, o
meno, una controriforma della Giustizia, approvata recentemente senza alcuna
possibilità di discussione in Parlamento. Prendere o lasciare, Sì o No. Un
Parlamento umiliato! Sta, in realtà, diventando una tradizione, di fatto
anticostituzionale, il trasformare il Parlamento in ufficio notarile di volontà
maturate altrove. È una deriva da respingere, da interrompere. Parlamento ai margini,
Governo al centro, Magistratura ai margini. Era nel programma di governo del
centrodestra. E siamo in dirittura d’arrivo.
La
controriforma intende togliere alla Magistratura la sua autonomia e
indipendenza, che la nostra Carta sancisce in modo rigoroso. Solo se i poteri
-legislativo, esecutivo, giudiziario- sono
autonomi, una democrazia può considerarsi non autoritaria. A chi giova
una Magistratura controllata e guidata dal governo, qualunque sia il colore di
turno? A chi giova un Presidente della Repubblica indebolito, marginalizzato,
che non risponde più esclusivamente alla Costituzione, come vollero nel 1948 i
Padri Costituenti, che da una dittatura erano appena usciti?
Giova
a chi ha una concezione verticale del potere, e non giova alla cittadinanza. La
cittadinanza aspetta, a ragione, tempi di giustizia ragionevoli, possibilmente
veloci. Non altro. Ma la controriforma di Nordio non serve per nulla a
risolvere tempi lunghi dovuti a insufficienza di personale e di mezzi, come
l’ANM denuncia da tempo. Serve a chi
alla Magistratura vuole dare ordini. Come voleva Gelli, nel suo Piano di
rinascita. Quale rinascita? La rinascita
di una Italia estranea ai valori costituzionali di uguaglianza, di giustizia e
di libertà.
Possiamo,
se vogliamo, noi cittadine e cittadini, impedire questo scempio costituzionale.
La
Magistratura ha già dato vita a un proprio autonomo Comitato referendario per
il NO; È nato a Roma il Comitato Civico
Nazionale per il NO al Referendum sulla Giustizia, occorre fondare un Comitato
referendario varesino, espressione della ricchezza di impegno civico attivo e
plurale della società civile.
Intendiamo assicurare, fin d’ora, la nostra partecipazione a sostegno di ogni azione, culturale e associativa, che si impegni per un chiaro NO al referendum della prossima primavera.
Ci impegniamo a sostenere un lavoro di informazione, discussione, approfondimento, in modo capillare, ovunque sia possibile.
Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Varese
