*La transizione ecologica tradita: la finta ricchezza del Nord-Ovest e l'urgenza di 1% Equo*
di *Alberto Deambrogio*
Esiste un paradosso, amaro e rivelatore, che in questi giorni fotografa perfettamente la condizione sociale ed economica del nostro Nord-Ovest. Un'indagine recente, condotta da uBroker e YouTrend, ha fatto emergere un dato che dovrebbe far tremare i polsi a chiunque si occupi di politica e di futuro del territorio.
Tra Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta cresce in modo esponenziale la consapevolezza del tema ambientale; le cittadine e i cittadini sanno perfettamente che migliorare le proprie case, isolare i tetti o installare impianti moderni sia l'unica strada per difendere il pianeta e tagliare le bollette. Eppure, quasi una famiglia su due dichiara che non farà alcun intervento di efficientamento energetico. Il motivo? Manca la liquidità.
Mancano le risorse per l'investimento iniziale.Questa vicenda è paradigmatica e smonta la narrazione di un Nord-Ovest opulento e senza problemi. Ci dice che la sensibilità ecologica è ormai patrimonio comune, ma che le barriere economiche escludono la maggioranza della popolazione dalla transizione.
Chi è povero o appartiene alle classi medio-basse resta intrappolato in case energivore, pagando bollette insostenibili, mentre i benefici ecologici e i risparmi restano un privilegio per pochi. Siamo di fronte all'ennesima dimostrazione di come la questione ambientale sia, prima di tutto, una gigantesca questione sociale.Il problema strutturale è chiaro: manca una redistribuzione delle risorse dall’alto verso il basso.
Negli ultimi decenni abbiamo assistito al drenaggio di ricchezza verso una cerchia ristrettissima di super-ricchi, a scapito del welfare, dei salari e della capacità di spesa dei ceti popolari. Le classi medie e basse pagano le tasse fino all'ultimo centesimo attraverso il lavoro dipendente e la tassazione indiretta, mentre le grandi rendite e i patrimoni accumulati godono di scudi, agevolazioni e tassazioni di favore.
Serve un trattamento omogeneo e progressivo di tutti i tipi di reddito, ripristinando quel principio costituzionale di capacità contributiva che è stato svuotato.Proprio per rispondere a questa inaccettabile asimmetria, diventa oggi giusto, utile e non più rimandabile firmare e far firmare la Legge di Iniziativa Popolare 1% Equo.
La nostra proposta punta a introdurre un contributo di solidarietà, progressivo dall'1% al 3,5%, sui grandi patrimoni superiori ai 2 milioni di euro, escludendo la prima casa. Parliamo di colpire meno dell'1% della popolazione – le grandissime fortune – per liberare miliardi di euro di gettito da vincolare a servizi pubblici essenziali, sanità, scuola e, appunto, alla riconversione ambientale accessibile a tutti.
Senza una patrimoniale sulle grandi ricchezze, la transizione ecologica sarà solo una tassa sui poveri o un'opportunità riservata a chi è già ricco.
Firmare per 1% Equo significa rimettere in moto la giustizia fiscale e dare alle famiglie del Nord-Ovest, e di tutto il Paese, le risorse necessarie per difendere il proprio reddito e l'ambiente. È tempo di cambiare direzione: più giustizia sociale, meno privilegi.