venerdì 6 febbraio 2026

CONTRO LE OLIMPIADI DEL LUSSO E DELLA REPRESSIONE- MOBILITAZIONI DEL 6 E 7 FEBBRAIO

Le Olimpiadi di Milano-Cortina hanno poco a che vedere con lo sport.

Sono un grande affare per pochi: cemento, speculazione, sfratti, zone rosse, militarizzazione delle città e uso di soldi pubblici mentre mancano casa, servizi e spazi sportivi popolari.
Gravissima anche la presenza di ICE, la polizia dell’immigrazione statunitense simbolo di deportazioni, repressione e violazione dei diritti umani.

Rifondazione Comunista sarà in piazza contro questo modello di Olimpiadi e di città,
per il diritto alla casa, ai diritti sociali, allo sport pubblico e popolare.

*Concentramento per le compagne e i compagni di Rifondazione Comunista*
Rifondazione sarà presente con bandiere e striscione in entrambe le mobilitazioni.

📍 Venerdì 6 febbraio – ore 17
Pre-concentramento Milano- Piazza Silenunte (davanti al mercato comunale)
insieme Rete 3 Luglio e Sindacati Inquilini, per poi recarci verso il concentramento unitario in
Piazzale Segesta – angolo Viale Isonzo

📍 Sabato 7 febbraio – ore 14.20
Milano Piazza Medaglie d’Oro (tra metro e McDonald’s)

No alle Olimpiadi del lusso e della repressione.
Fuori ICE da Milano. 

SUI FATTI DI TORINO

 Qui di seguito la dichiarazione integrale di Nicola Rossiello, segretario generale del sindacato lavoratori di polizia. «La narrazione del Ministro Piantedosi sui fatti di Torino appare totalmente rovesciata rispetto alla realtà che noi, come operatori e sindacato sul campo, riscontriamo. Sostenere che i manifestanti abbiano fornito copertura ai violenti significa non rendere giustizia alla verità e mancare di rispetto a chi esercita un diritto costituzionale. La realtà è l’esatta opposto: sono i violenti che si affiancano ai manifestanti per sfruttare la piazza. Confondere le responsabilità è un errore logico e sociale pericoloso: è come accusare i proprietari di casa di aver favorito i ladri che vi hanno fatto irruzione, o ritenere i tifosi responsabili dei criminali che si infiltrano allo stadio per aggredire gli spettatori. Chi scende in piazza pacificamente deve avere la garanzia che lo Stato sia in grado di isolare chi si infiltra per inquinare il dissenso. Chi sceglie di portare avanti una narrazione così distorta non rispetta la realtà dei fatti e ignora le difficoltà operative delle lavoratrici e dei lavoratori di polizia. Ribadiamo che la sicurezza non si fa colpevolizzando i cittadini, ma con strategie di intelligence e prevenzione, capaci di distinguere tra diritto al dissenso e atti delinquenziali inaccettabili. Ribaltare i fatti non aiuta l'ordine pubblico, serve solo a scaricare sulle Forze dell'Ordine il peso di una gestione politica della piazza che ha fallito nel proteggere sia chi manifesta che chi lavora in divisa».


Nicola Rossiello
È il segretario SILP CGIL PIEMONTE

10 FEBBRAIO GIORNO DEL RICORDO: NOI RICORDIAMO BENISSIMO


 

giovedì 29 gennaio 2026

Nasce a Saronno il Comitato “Giusto dire NO”: contro la riforma che mette a rischio la Costituzione

È stato costituito a Saronno il comitato “Giusto dire NO” del Saronnese, una rete che unisce associazioni, forze politiche, sindacali, sociali e semplici cittadini contrari alla proposta di riforma costituzionale che punta a modificare l’assetto della giustizia in Italia.
Al centro della contestazione c’è la preoccupazione che la riforma – così come proposta – vada a minare la separazione tra potere esecutivo, legislativo e giudiziario, uno dei capisaldi della Costituzione italiana. 

Il comitato, già operativo, ha iniziato a lavorare a una campagna di informazione e sensibilizzazione sul territorio. L’intento è chiaro: difendere i principi costituzionali e contrastare quella che viene vista come una deriva di assoggettamento della giustizia alla politica e al governo di turno. 

Iniziative in programma e punto di riferimento locale
Il comitato si riunisce ogni martedì alle 18.00 alla Camera del Lavoro di Saronno in via Maestri del Lavoro 2, e invita la cittadinanza a partecipare per informarsi, confrontarsi e contribuire alla campagna per il No. Per seguire le attività è attivo l’indirizzo email provinciavareseperilno@gmail.com, oltre al sito nazionale referendumgiustizia2026.it e al vademecum per il No diffuso da Sbilanciamoci.

Ampia la rete delle prime adesioni 
A sostenere il comitato saronnese ci sono già numerose realtà del territorio: CGIL, ANPI, Coop Casa del Partigiano, ATTAC, Partito Democratico (con le sezioni di Saronno, Caronno, Origgio, Cislago), Giovani Democratici del Saronnese, Movimento 5 Stelle, Rifondazione Comunista, Alleanza Verdi e Sinistra, Tu@Saronno.

Una mobilitazione che punta a coinvolgere attivamente la cittadinanza in vista della consultazione referendaria e che si fonda su un messaggio netto: la Costituzione va rispettata e attuata, non stravolta

mercoledì 28 gennaio 2026

RIFONDAZIONE COMUNISTA IN PIAZZA CONTRO LA BARBARIE DI TRUMP


Siamo al fianco del movimento che a Minneapolis e in altri stati USA, denuncia gli assassini compiuti dagli agenti ICE e lotta coraggiosamente a fianco dei diritti dei migranti. Siamo solidali e parteciperemo con chi protesta sabato 31 gennaio a Milano, contro la preannunciata presenza dei famigerati agenti ICE nel team della sicurezza degli atleti USA. Siamo solidali e parteciperemo con chi protesterà coraggiosamente nei giorni dell’inaugurazione olimpica, contro la falsa narrazione di Olimpiadi invernali tutto glamour e sostenibilità, ma che sono in realtà insostenibili Olimpiadi per i pochi a danno dello sport popolare.

Cosi dichiarano Matteo Prencipe, Segretario Regionale lombardo, e Nadia Rosa, Segretaria Provinciale milanese del Partito della Rifondazione Comunista.

martedì 27 gennaio 2026

Materiali utili per la campagna referendaria sulla giustizia

sono stati predisposti una serie di materiali di Partito per il NO al Referendum previsto il 22-23 marzo 2026.

 

In allegato trovate:

n. 1 file (pdf) per la stampa manifesto 70x100

n. 1 file per volantino “base” fronte e retro-colore

n. 1 file per volantino “base” fronte e retro-B/N

n. 1 file per volantino “base” fronte e retro-colore - con logo GC

n. 1 file per volantino “base” fronte e retro-B/N - con logo GC

n. 3 file di diverso tipo per articolare la comunicazione

Qui potete scaricare tutti i file: 


https://drive.google.com/drive/folders/1NspPypTNHyJ7Ot1JBW0olt2xUzqffSss?usp=sharing

CASAPOUND ALLA CAMERA È UN FATTO GRAVISSIMO. SCIOGLIERE LE ORGANIZZAZIONI NEOFASCISTE, APPLICARE LA COSTITUZIONE

 RIFONDAZIONE COMUNISTA: "CASAPOUND ALLA CAMERA È UN FATTO GRAVISSIMO. SCIOGLIERE LE ORGANIZZAZIONI NEOFASCISTE, APPLICARE LA COSTITUZIONE"

"La notizia della concessione di una sala a Roma presso la Camera dei Deputati a CasaPound per un convegno sulla cosiddetta “remigrazione” rappresenta un fatto gravissimo e inaccettabile, che segna un ulteriore salto di qualità nel processo di normalizzazione del neofascismo nel nostro Paese.
CasaPound non è un soggetto politico “come gli altri”, ma un’organizzazione che si richiama esplicitamente al fascismo e che pratica da anni un’attività politica fondata sull’odio, sul razzismo, sulla discriminazione e sulla negazione dei diritti fondamentali. Consentire a questi soggetti di utilizzare le istituzioni della Repubblica come tribuna politica è un’offesa per la nostra Costituzione, per la memoria antifascista della città di  Roma e soprattutto  un pericoloso precedente democratico.
Il concetto di “remigrazione”, rilanciato da CasaPound, non è una proposta neutra di politica migratoria, ma una teoria razzista e autoritaria, che punta all’espulsione di massa di persone in base all’origine e al colore della pelle, in aperto contrasto con i principi costituzionali, con i diritti umani e con l’articolo 3 della Costituzione.
Rifondazione Comunista denuncia con forza la responsabilità politica delle destre e di chi, anche in Parlamento, offre copertura istituzionale a queste iniziative. Non si può continuare a invocare la libertà di espressione per legittimare chi nega la democrazia e si richiama a un’ideologia che la nostra Carta fondamentale vieta esplicitamente.
Da tempo sosteniamo che le organizzazioni che si richiamano al fascismo devono essere sciolte, come previsto dalla XII disposizione  della Costituzione e dalle leggi Scelba e Mancino. Non servono ambiguità né silenzi, ma una scelta chiara di campo.
In prossimità del 27 gennaio, Giorno della Memoria, dobbiamo  impedire con tutte le forze che il fascismo torni ad avere cittadinanza politica e istituzionale, sotto qualunque forma e con qualunque nome. Le istituzioni della Repubblica devono essere presidio di democrazia, diritti e uguaglianza, non palcoscenico per l’odio e la regressione autoritaria".

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

Rita Scapinelli  responsabile nazionale Antifascismo, Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

venerdì 16 gennaio 2026

UN PRESIDIO CULTURALE ANTIFASCISTA

 

Il Partito delle Rifondazione Comunista esprime apprezzamento per la scelta della casa editrice People di Busto Arsizio per avere deciso di indire un “presidio culturale antifascista” aprendo la loro redazione il pomeriggio di sabato 17 ai cittadini. 
Il presidio consisterà in un confronto tra gli stessi cittadini, l'editore e autore Stefano Catone, gli scrittori Enzo Laforgia e Jacopo Di Miceli, che di fascismo hanno scritto. 
L'iniziativa nasce a seguito della decisione di Comunità Giovanile di Busto di ospitare ad una loro iniziativa, lo stesso sabato, la casa editrice Passaggio al Bosco, dichiaratamente neofascista, la cui presenza alla fiera dell'editoria indipendente di Roma aveva aperto un acceso dibattito e fatto sorgere numerose contestazioni.

Il PRC assolutamente convinto della necessità di continuare a difendere e diffondere il valore dell'antifascismo sia sul piano politico, sia sia su quello culturale, non può che riconoscere la grandissima importanza di quanto, sia attraverso questa iniziativa, sia attraverso la sua attività editoriale, People stia facendo. 
Convinti che al fascismo non si debba dare spazio e la cultura debba essere un costante presidio contro il suo tentativo di imporsi, riconosciamo pertanto anche il valore dell'adesione a tale iniziativa data da ANPI, dal Circolo Quarto Stato di Cardano, Il Quadrifoglio di Busto ed il Comitato Antifascista di Busto.

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA - FEDERAZIONE DI VARESE


domenica 11 gennaio 2026

NO ALL' AGGRESSIONE DI TRUMP AL VENEZUELA


Condanniamo fermamente il bombardamento del Venezuela e il rapimento del suo presidente da parte degli Stati Uniti.

L’aggressione militare voluta da Trump è un crimine, l’ennesima violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, che ha come unico obiettivo le risorse petrolifere di quel paese.

E’ stato dichiarato in maniera ipocrita che si tratta di una operazione compiuta per ristabilire la democrazia e il rispetto dei diritti umani in Venezuela, e contro il narcotraffico; ma è’ assolutamente falso: ricordiamo infatti che il presidente USA Trump, che ha ordinato questa operazione, è lo stesso presidente che sostiene politicamente il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu, verso cui la Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato di cattura per crimini di guerra e crimini contro l’umanità per il genocidio in corso in Palestina; è lo stesso presidente che sostiene politicamente il principe saudita Bin Salman, che guida insieme al padre un governo autoritario che reprime i dissidenti politici attraverso metodi che includono l'incarcerazione e la tortura, ed è accusato in un rapporto ONU del 2019 di essere il mandante dell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi; ed è lo stesso presidente che nel dicembre 2025 ha graziato Juan Orlando Hernández, ex presidente dell’Honduras, condannato a 45 anni di carcere da un tribunale federale statunitense per traffico di cocaina e corruzione nei confronti del cartello di El Chapo.

In realtà si tratta di una aggressione imperialista volta al saccheggio delle risorse (petrolio soprattutto) di un altro paese, come confermato pubblicamente dal governo statunitense dall’intenzione di fare gestire le risorse petrolifere venezuelane dalle major americane; in questo caso non si può escludere che una forza militare di invasione possa cercare di prendere il controllo dei pozzi e delle infrastrutture petrolifere nelle zone di maggior produzione, non avendo la possibilità di occupare militarmente l’intero paese come successo in Iraq.

In questa ottica è sconcertante anche il servilismo del governo italiano e delle istituzioni europee che non considerano la gravità delle azioni compiute dagli USA: ci piacerebbe sapere che differenza trovano tra quanto accade in Ucraina e quanto accade in Venezuela, perché non chiedono che come la Russia anche gli USA siano esclusi dalle competizioni sportive internazionali, perché non chiedono che come Putin anche Trump compaia alla sbarra degli imputati della Corte Penale Internazionale.

Noi saremo sempre dalla parte giusta della storia, al fianco del popolo venezuelano e di tutti i popoli che in Sud America e nel mondo sono un esempio di dignità e resistenza contro il dominio e lo sfruttamento da parte dei più forti; sosteniamo la giustizia e il diritto internazionale contro l’arroganza e la violenza di chi adotta invece la “legge della giungla” e la “legge del più forte”.


Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Varese

Associazione Il Quadrifoglio di Busto Arsizio

Comitato Antifascista di Busto Arsizio

CON I POPOLI DELL'AMERICA LATINA, CONTRO L'IMPERIALISMO STATUNITENSE


 

sabato 3 gennaio 2026

DICHIARAZIONE REPUBBLICA BOLIVARIANA DEL VENEZUELA

La Repubblica Bolivariana del Venezuela respinge, ripudia e denuncia alla comunità internazionale la grave aggressione militare perpetrata dall'attuale governo degli Stati Uniti d'America contro il territorio venezuelano e la sua popolazione nelle aree civili e militari di Caracas, capitale della Repubblica, e degli stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Questo atto costituisce una flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite, in particolare degli articoli 1 e 2, che sanciscono il rispetto della sovranità, l'uguaglianza giuridica degli Stati e il divieto dell'uso della forza. Tale aggressione minaccia la pace e la stabilità internazionale, in particolare in America Latina e nei Caraibi, e mette seriamente in pericolo la vita di milioni di persone.

L'obiettivo di questo attacco non è altro che impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del petrolio e dei minerali, nel tentativo di spezzare con la forza l'indipendenza politica della nazione. Non ci riusciranno. Dopo oltre duecento anni di indipendenza, il popolo e il suo governo legittimo rimangono saldi nella difesa della sovranità e del diritto inalienabile di decidere del proprio destino. Il tentativo di imporre una guerra coloniale per distruggere la forma di governo repubblicana e forzare un "cambio di regime", in alleanza con l'oligarchia fascista, fallirà, come tutti i tentativi precedenti.
Dal 1811, il Venezuela ha affrontato e sconfitto imperi. Quando le potenze straniere bombardarono le nostre coste nel 1902, il presidente Cipriano Castro proclamò: "Il piede insolente dello straniero ha profanato il sacro suolo della Patria". Oggi, con la morale di Bolívar, Miranda e dei nostri liberatori, il popolo venezuelano si solleva ancora una volta per difendere la propria indipendenza dall'aggressione imperialista.

Popolo in piazza!
Il governo bolivariano invita tutte le forze sociali e politiche del paese ad attivare piani di mobilitazione e a ripudiare questo attacco imperialista. Il popolo venezuelano e le sue Forze Armate Nazionali Bolivariane, in perfetta unità popolare-militare-poliziesca, sono schierati per garantire la sovranità e la pace. Contemporaneamente, la Diplomazia Bolivariana di Pace solleverà le opportune denunce al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, al Segretario Generale di tale organizzazione, alla CELAC e al Movimento dei Paesi Non Allineati, chiedendo la condanna e la responsabilità del governo degli Stati Uniti.
Il Presidente Nicolás Maduro ha ordinato che tutti i piani di difesa nazionale siano attuati al momento opportuno e nelle circostanze appropriate, nel rigoroso rispetto delle disposizioni della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, della Legge Organica sullo Stato di Emergenza e della Legge Organica sulla Sicurezza Nazionale.
A tal proposito, il Presidente Nicolás Maduro ha firmato e ordinato l'attuazione del Decreto che dichiara lo stato di turbativa esterna su tutto il territorio nazionale, per proteggere i diritti della popolazione, il pieno funzionamento delle istituzioni repubblicane e l'immediata transizione alla lotta armata. L'intero Paese deve mobilitarsi per sconfiggere questa aggressione imperialista.

Allo stesso modo, è stato disposto l'immediato dispiegamento del Comando per la Difesa Integrale della Nazione e degli Organi di Governo per la Difesa Integrale in tutti gli stati e i comuni del Paese.
In stretta aderenza all'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, il Venezuela si riserva il diritto di esercitare legittima autodifesa per proteggere il suo popolo, il suo territorio e la sua indipendenza. Invitiamo i popoli e i governi dell'America Latina, dei Caraibi e del mondo a mobilitarsi in solidarietà attiva contro questa aggressione imperialista.

Come ha affermato il Comandante Supremo Hugo Chávez Frías, "Di fronte a qualsiasi nuova difficoltà, per quanto grande possa essere, la risposta di tutti i patrioti... è unità, lotta, battaglia e vittoria".

Caracas, 3 gennaio 2025

mercoledì 31 dicembre 2025

E' GRAVE E INACCETTABILE CONCEDERE SPAZI PUBBLICI A FORMAZIONI NEOFASCISTE

Siamo venuti a conoscenza dalla stampa del raduno neonazista tenutosi a Lonate Pozzolo lo scorso novembre. L’evento celebrava i trent’anni della costituzione della sezione italiana di Hammerskins, un gruppo neonazista, resosi noto alle cronache per azioni piuttosto violente, che attraverso la promozione di un certo genere di musica rock propugna il suprematismo bianco, il razzismo, l’omofobia e l’intolleranza. Il raduno che ha visto la partecipazione di circa 500 militanti, alcuni provenienti persino dall’estero, è stato formalmente un concerto che ha però fornito l’ennesima occasione di ritrovo tra i sostenitori delle peggiori idee neonaziste e quindi di propaganda e di diffusione delle stesse. 

Lo spazio presso cui si è tenuto, una tensostruttura della Pro Loco di Lonate, sarebbe stato concesso loro senza che il Consiglio Direttivo della stessa Pro Loco ne fosse informato. Il Partito della Rifondazione Comunista trova assolutamente grave ed inaccettabile che uno spazio pubblico sia concesso a formazioni volte a diffondere intolleranza e odio, razziale e di genere, assolutamente contrari ai principi sanciti nella Costituzione e non ammette che si possa tollerare quanto accaduto adducendo il carattere “riservato” o “privato” che avrebbe avuto l’iniziativa. Purtroppo, assistiamo ormai sempre più di frequente a “raduni” di organizzazioni nazifasciste in provincia di Varese, talvolta sotto forma di iniziative di piazza per la promozione della sicurezza, talvolta come concerti, persino sotto forma di Summit, come accaduto a Gallarate il 17 maggio scorso. 

Il nostro auspicio è che ci sia una maggiore attenzione da parte delle istituzioni verso queste iniziative e interventi per contrastarle. È inammissibile che gruppi ed organizzazioni di estrema destra possano esprimersi con estrema tranquillità, provocare ed istigare al razzismo alla violenza ed all’omofobia come se si trattasse di legittime opinioni e non di reati! Esprimiamo la nostra gratitudine alla Consigliera di Lonate Nadia Rosa che ha segnalato quanto accaduto e vicinanza alla consigliera della Pro Loco Melissa Derisi che ha presentato le proprie dimissioni dal Consiglio direttivo della Pro Loco stessa che, concedendo lo spazio senza neppure consultare il Consiglio, si sarebbe resa responsabile del grave fatto. Per il PRC è però fondamentale lavorare verso la mobilitazione e la cooperazione di tutte le forze antifasciste del territorio attraverso la creazione di una Consulta Provinciale Antifascista che renda coscienti i cittadini dei pericoli che corre attualmente la democrazia a causa del proliferare della presenza organizzata di gruppi nazifascisti da una parte e dall'altra dalle azioni governative volte a ridurre gli spazi di discussione dissenso e ridurre il normale conflitto sociale ad un problema di ordine pubblico. Sarà nostro compito, prossimamente, impegnarci al meglio in questa direzione.


PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA - FEDERAZIONE DI VARESE

martedì 30 dicembre 2025

PERCHE' VOTARE NO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA

 

La riforma della giustizia non interviene per rendere giustizia ai cittadini, costretti ad attendere anni e ad affrontare costi per avvocati che solo i ricchi si possono permettere.

Punta invece a subordinare la magistratura al governo di turno per garantire l’impunità dei potenti e dei politici corrotti e collusi con la criminalità.

Vediamo come:

 

La nuova legge riguarda la “Separazione delle carriere dei magistrati”: è una questione così importante?

In realtà no: con le norme attualmente in vigore, negli ultimi 5 anni solo l’1% dei magistrati ha scelto di cambiare carriera; quindi la separazione delle carriere di fatto esiste già e la nuova legge costituzionale appare inutile sotto questo aspetto.

 

La nuova legge serve quindi per accelerare i tempi della giustizia?

Assolutamente no: i tempi di attesa nei processi si ridurrebbero aumentando gli organici e le risorse a disposizione della magistratura, razionalizzando processi burocratici obsoleti, ma la separazione delle carriere non inciderebbe su nessuno di questi aspetti (infatti non incide nell’attuale sistema dove, come detto sopra, la separazione delle carriere di fatto esiste già)


La nuova legge parla espressamente di “Separazione delle carriere dei magistrati”: ma è questa la vera storia?

In realtà no: se consideriamo bene il testo della riforma della giustizia ci sono aspetti molto più importanti di cui quasi nessuno parla; consideriamoli in sintesi:

Ø  Riforma del CSM, il Consiglio Superiore della Magistratura: è l’organo di autogoverno dei giudici, e fu pensato dai padri costituenti per garantire l’indipendenza dei giudici dal potere politico, e assicurare che la legge fosse davvero uguale per tutti.

Oggi i membri del CSM sono scelti tramite elezioni, con una compente di magistrati eletti dai magistrati stessi e una componente “laica” composta da avvocati e professori universitari eletti dal parlamento. 

Con la riforma si vuole introdurre un sistema basato non sulle elezioni ma sul sorteggio; apparentemente il sorteggio può apparire un sistema più giusto, trasparente, imparziale.

Ma attenzione! Non ci sarà infatti solo un sorteggio, ma due, e completamente diversi! Per i magistrati sarà un sorteggio puro, con i futuri membri scelti a caso; i membri laici invece saranno estratti da una lista ristretta, preselezionata dalla maggioranza politica del momento.

Quindi la magistratura sarà diretta da un lato da magistrati finiti lì per caso e senza un progetto comune, dall’altro da un gruppo compatto e omogeneo che risponde direttamente ad una logica politica; il timore, fondato, è questo secondo gruppo, forte della sua compattezza e omogeneità, possa orientare le decisioni più importanti del Consiglio minando l’autonomia della magistratura.


Ø  Creazione del giudice dei giudici: l’Alta Corte Disciplinare; fino ad oggi i procedimenti disciplinari verso i giudici venivano gestiti dal CSM; con la riforma si vuole affidare questa funzione ad un nuovo organo, l’Alta Corte Disciplinare.

Ma attenzione! La riforma dice che il nuovo organo giudicante dovrà garantire la rappresentanza dei magistrati, ma non dice in che numero e in che proporzione, neppure se debbano essere la maggioranza: lascia la porta aperta ad una futura legge ordinaria che deciderà come vuole. Il timore, fondato, è che una legge futura possa creare collegi giudicanti a maggioranza politica dove i magistrati sono una minoranza, usando quindi la disciplina come intimidazione.

Inoltre un magistrato, se sanzionato, potrà fare ricorso solo alla stessa Corte Disciplinare; non quindi ad un organo imparziale ma allo stesso organo che lo ha sanzionato.

 

DALLA TEORIA ALLA PRATICA

Consideriamo il caso pratico di un giudice che si trova sul tavolo un fascicolo ‘che scotta’, che tocca interessi politici potenti, e sa che sopra la sua testa c’è un sistema disciplinare che, per come è congegnato, potrebbe essere influenzato dalla politica: il giudice si sentirà libero e sereno nel decidere o quella spada di Damocle finirà per condizionarlo?


QUESTA RIFORMA FINIRA’ QUINDI PER RENDERE IL SISTEMA PIU EFFICIENTE O PER GARANTIRE IMPUNITA’ AI POTENTI E AI POLITICI CORROTTI?  

 

PER QUESTO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA VOTO NO

 



FIRMIAMO IL REFERENDUM, PER UN NO ANTIFASCISTA E GARANTISTA

 

Rifondazione Comunista sostiene la raccolta firme e invita tutte le cittadine e i cittadini a sottoscrivere il quesito presentato da un comitato di giuristi perché si tenga un referendum per cancellare la legge di modifica costituzionale in tema di giustizia varata dal governo Meloni.

Si può firmare solo sulla piattaforma on line. Questo il link: https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5400034

È importante raccogliere 500.000 firme sulla piattaforma on line entro e non oltre il 30 gennaio 2026.

Siamo schierati per il NO con la nostra visione garantista di una giustizia orientata dai principi della Costituzione antifascista.

 Il referendum costituzionale contro la "controriforma" Nordio ha un carattere politico che una formazione politica antifascista non può sottovalutare. Non si voterà sulla separazione delle carriere come racconta la propaganda governativa, perché la questione è stata affrontata già dalla legislazione precedente. Stravolgono la Costituzione per portare avanti il piano di Licio Gelli e Silvio Berlusconi contro l'indipendenza della magistratura e rendere il PM subalterno alla polizia giudiziaria, cioè al governo.

Una vittoria del SÌ nel referendum consentirà di rilanciare il disegno reazionario della destra contro la democrazia costituzionale, dal premierato all'autonomia differenziata che, nonostante la sentenza della Corte costituzionale, sta andando avanti con le pre-intese che Calderoli ha stretto con varie regioni.

PERCHÉ È IMPORTANTE FIRMARE

1) Il governo Meloni, con la consueta tracotanza, vuole imporre una data ravvicinata nel mese di marzo per la convocazione dei referendum al fine di non perdere il vantaggio che per ora gli attribuiscono i sondaggi.

Il successo della raccolta firme potrebbe imporre uno slittamento e consentire un ampio dibattito nel paese su un tema complesso.

2) Il quesito che hanno depositato i deputati della destra è ingannevole perché non dice che si modifica la Costituzione.

Invece il testo presentato con la raccolta firme è più chiaro:

"Approvate il testo della legge costituzionale concernente "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare" approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025, con la quale vengono modificati gli artt. 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma 1 e 110 comma 1 della Costituzione?"

Rifondazione Comunista invita tutte le antifasciste e gli antifascisti a firmare e a fare firmare.

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale e Gianluca Schiavon, responsabile Giustizia del Partito della Rifondazione Comunista

martedì 23 dicembre 2025

Mobilitiamoci per il NO alla finta riforma della giustizia


La separazione delle carriere dei magistrati metterà i Pubblici Ministeri alle dipendenze del Governo perché non perseguano penalmente Sindaci, assessori, Presidenti di Regione, parlamentari e loro congiunti o amici quando commettono reati.

Saremo chiamati, nella prossima primavera, ad un referendum per approvare, o meno, una controriforma della Giustizia, approvata recentemente senza alcuna possibilità di discussione in Parlamento. Prendere o lasciare, Sì o No. Un Parlamento umiliato! Sta, in realtà, diventando una tradizione, di fatto anticostituzionale, il trasformare il Parlamento in ufficio notarile di volontà maturate altrove. È una deriva da respingere, da interrompere. Parlamento ai margini, Governo al centro, Magistratura ai margini. Era nel programma di governo del centrodestra. E siamo in dirittura d’arrivo.

La controriforma intende togliere alla Magistratura la sua autonomia e indipendenza, che la nostra Carta sancisce in modo rigoroso. Solo se i poteri -legislativo, esecutivo, giudiziario- sono  autonomi, una democrazia può considerarsi non autoritaria. A chi giova una Magistratura controllata e guidata dal governo, qualunque sia il colore di turno? A chi giova un Presidente della Repubblica indebolito, marginalizzato, che non risponde più esclusivamente alla Costituzione, come vollero nel 1948 i Padri Costituenti, che da una dittatura erano appena usciti?

Giova a chi ha una concezione verticale del potere, e non giova alla cittadinanza. La cittadinanza aspetta, a ragione, tempi di giustizia ragionevoli, possibilmente veloci. Non altro. Ma la controriforma di Nordio non serve per nulla a risolvere tempi lunghi dovuti a insufficienza di personale e di mezzi, come l’ANM denuncia da tempo.  Serve a chi alla Magistratura vuole dare ordini. Come voleva Gelli, nel suo Piano di rinascita.  Quale rinascita? La rinascita di una Italia estranea ai valori costituzionali di uguaglianza, di giustizia e di libertà.

Possiamo, se vogliamo, noi cittadine e cittadini, impedire questo scempio costituzionale.

La Magistratura ha già dato vita a un proprio autonomo Comitato referendario per il NO; È  nato a Roma il Comitato Civico Nazionale per il NO al Referendum sulla Giustizia, occorre fondare un Comitato referendario varesino, espressione della ricchezza di impegno civico attivo e plurale della società civile.

Intendiamo assicurare, fin d’ora, la nostra partecipazione a sostegno di ogni azione, culturale e associativa, che si impegni per un chiaro NO al referendum della prossima primavera.

Ci impegniamo a sostenere un lavoro di informazione, discussione, approfondimento, in modo capillare, ovunque sia possibile.

Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Varese 

sabato 29 novembre 2025

NASCE IL COMITATO NAZIONALE PER LA LIBERAZIONE DI MARWAN BARGHOUTI E DI TUTTI I PRIGIONIERI PALESTINESI DETENUTI NELLE CARCERI ISRAELIANE

Lancio della campagna internazionale - In occasione della Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese, sabato 29 novembre prende avvio la Campagna Internazionale per la Liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri militari israeliane, tra cui minori, operatori sanitari, giornalisti, donne e persone con disabilità. 

Organizzazioni della società civile italiane, impegnate nella tutela dei diritti umani e nel rispetto del diritto internazionale, hanno aderito alla mobilitazione globale istituendo un Comitato Nazionale per garantire un’azione coordinata sul territorio.
La campagna si propone di promuovere iniziative pubbliche finalizzate a chiedere:


1. la liberazione dei prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane,
2. la liberazione del leader politico palestinese Marwan Barghouti,
3. la chiusura dei centri di tortura israeliani,
4. la tutela dei diritti umani e dei diritti dei detenuti,
5. il rispetto della Terza e la Quarta Convenzione di Ginevra (1949) e il diritto internazionale umanitario,
6. l’accesso del Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) alle carceri e ai detenuti palestinesi in Israele.
Si invitano associazioni, reti e realtà locali ad aderire alla campagna e coordinarsi per promuovere iniziative territoriali a partire dal 29 novembre e durante tutto il periodo della campagna. La liberazione di Marwan Barghouti e dei prigionieri palestinesi rappresenta un passo essenziale verso un percorso di giustizia, pace e libertà.

ADESIONI e INFORMAZIONI: freemarwanitalia@proton.me

RACCOLTA FIRME ONLINE [Petizione online aperta a cittadini e personalità pubbliche]:

ADESIONI INIZIALI: Assopacepalestina, ANPI, ANBAMED, AOI ETS Rete Associativa – Cooperazione e Solidarietà internazionale, ARCI, AVS, ATTAC, CENRI, Centro Ricerche ed elaborazione della Democrazia (CRED), Comitato per la Democrazia Costituzionale, Comunità Palestinesi in Italia, Il Coraggio della Pace DISARMA, Gaza Freestyle, Gaza Fuori Fuoco, Giuristi Democratici Modena, Global Movement to Gaza, MERA25 Italia, No al Ponte, Ponti e non muri per la Palestina di Pax Christi Italia, PRC, Rete Italiana Pace e Disarmo, Rete No Bavaglio, Trasform! Italia, Veglie contro le morti in mare, Un Ponte Per.

mercoledì 26 novembre 2025

RIFONDAZIONE COMUNISTA VARESE: LA MOBILITAZIONE DI TUTTE LE FORZE ANTIFASCISTE È ORA PIU' CHE MAI NECESSARIA!

Nella nostra provincia a Gallarate l’estrema destra tenta una nuova mobilitazione per aumentare la propria visibilità e diffondere la propria ideologia suprematista, razzista e di sopraffazione. Dopo che il 17 maggio scorso presso il teatro Condominio di Gallarate si ètenuto il Remigration Summit, col pieno sostegno del sindaco di Gallarate Cassani, che si è persino spinto a difendere l’evento, definendolo un pacifico e legittimo dibattito su temi politici tra persone per bene, nella stessa Gallarate il prossimo 30 novembre è stato indetto un presidio sul tema della remigrazione, promosso dal Comitato Remigrazione e Riconquista. L’occasione che motiverebbe i promotori è un episodio di stupro commesso da uno straniero il 21 novembre in un quartiere della città, contro una donna. Troviamo una modalità già vista altrove: a fronte di un reato, esecrabile e giustamente da condannare senza se e senza ma, di cui riconosciamo l'assoluta gravità e che non si vuole né ridimensionare di portata né giustificare in alcun modo, i gruppi di estrema destra individuano la responsabilità di una intera categoria da colpire, su cui far ricadere ogni colpa, banalizzando una complessa situazione sociale le cui radici sono ben differenti, per proporre la loro "facile" quanto brutale soluzione. Colpevolmente in tal modo si ignorano le vere ragioni riscontrabili in una situazione socioeconomica difficile, di povertà materiale e culturale, mancanza di lavoro, di servizi, di integrazione e partecipazione attiva alla vita sociale. Si cerca con questo facile e strumentale meccanismo di individuare un colpevole, attribuire a lui le colpe di ciò che non funziona per attaccarlo; le vere ragioni non vengono fatte emergere e le vere responsabilità taciute. La risposta che vorrebbero dare sta nel termine REMIGRAZIONE; è la nuova ed inquietante parola d’ordine della destra estrema internazionale, adottata dalle formazioni, che costituiscono la galassia dell’estrema destra di ispirazione fascista e nazista, con cui si vuole indicare la “soluzione" politica ai problemi e alle tensioni in atto nella società attuale, semplicisticamente e strumentalmente ricondotti alla presenza di immigrati che, a giudizio dei sostenitori di questa “teoria”, incapaci di integrarsi, sarebbero meritevoli di DEPORTAZIONE! Il termine remigrazione, infatti, seppur apparentemente meno forte di deportazione indica la precisa volontà di espellere dall’Italia gli immigrati, siano essi di prima o seconda generazione, giudicati non si sa in base a quale criterio se non quello puramente razziale. Se a Gallarate il Summit del 17 si era svolto tra i maggiori esponenti teorici internazionali di questa “dottrina”, ora l’operazione che si vuol fare è quella di farne una diffusione sociale ampia coinvolgendo i cittadini, facendo leva sulle difficoltà sociali ed economiche attuali, per diffondere razzismo, intolleranza, diffidenza e aggressività, distraendo da quelli che sono i reali problemi e soprattutto le reali loro cause strutturali ed economiche, evitando di elaborare una reale loro soluzione, tutto peraltro collegato alla difesa di grandi privilegi economici. Già il 26 gennaio scorso a Busto Arsizio, l’estrema destra ha tenuto un presidio, formalmente contro insicurezza e degrado, che verteva nella stessa direzione, poi è stata la volta di Varese il 28 marzo. Ora ci provano di nuovo, a Gallarate. L’ ATTENZIONE E LA MOBILITAZIONE DI TUTTE LE FORZE ANTIFASCISTE È ORA PIU' CHE MAI NECESSARIA! È necessario tanto un dibattito su questi temi, volto a contrastare e decostruire la becera narrazione propagandata dalle destre quanto una mobilitazione di piazza che veda tutti gli antifascisti opporsi al riemergere di una ideologia assolutamente razzista, intollerante, autoritaria e violenta. Il PRC sarà disposto ad un confronto con tutte le forze antifasciste che vogliano discutere su quanto sta accadendo, tanto quanto a aderire e partecipare ad iniziative e mobilitazioni necessarie ad arginare l’avanzata sempre più preoccupante delle destre.

 

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA - FEDERAZIONE DI VARESE