venerdì 2 ottobre 2026

Pace e Costituzione: il 17 ottobre la Via Maestra torna in piazza

 Anche la Federazione di Varese del Partito della Rifondazione Comunista aderisce alla manifestazione nazionale La Via Maestra che si terrà il 17 ottobre a Roma ed è stata promossa dalla CGIL e oltre 100 associazioni e numerose realtà della società civile: un nuovo protagonismo sociale per la difesa e la piena attuazione della Carta Costituzionale.

Una mobilitazione resa necessaria di fronte a una torsione autoritaria in Italia, così come in Europa e nel mondo, con una verticalizzazione del potere, per chiedere che i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione tornino a essere pienamente riconosciuti e siano resi concretamente esigibili in ogni parte del Paese.

Tutto questo, spiegano gli organizzatori, “a partire dalla pace, contro la conversione della nostra economia in un’economia di guerra; per un fisco realmente progressivo; per un welfare pubblico e universalistico; per la riconversione ambientale del nostro sistema produttivo; per il lavoro e la creazione di occupazione di qualità; per dare una risposta all’emergenza salariale e contrastare la precarietà; per combattere le disuguaglianze e i divari territoriali, che rischiano di aumentare; per difendere la nostra democrazia costituzionale e rilanciare la partecipazione popolare”. “Una manifestazione - aggiungono - per dire no all’autonomia differenziata e alla controriforma elettorale”.

Anche in provincia di Varese il Partito della Rifondazione Comunista promuove questa grande iniziativa democratica e invita gli interessati a partecipare alla manifestazione a rivolgersi alle locali Camere del Lavoro per le prenotazioni nei pullman e per le modalità organizzative.

domenica 27 settembre 2026

Tassa sui grandi patrimoni: Rifondazione Comunista in piazza nel Varesotto per la legge “1%EQUO”

Prosegue anche nel territorio varesino la campagna di raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare “1%EQUO”, promossa dal Partito della Rifondazione Comunista. L’iniziativa mira all’introduzione di una misura di giustizia fiscale attraverso la tassazione dei grandi patrimoni superiori ai due milioni di euro (con l’esclusione della prima casa), destinando il ricavato al finanziamento di sanità pubblica, scuola, edilizia popolare e servizi ai cittadini.

Per promuovere la sottoscrizione, la Federazione provinciale di Varese di Rifondazione Comunista ha organizzato per sabato 26 settembre una giornata di mobilitazione con banchetti informativi nei principali comuni del territorio: Busto Arsizio, Luino, Saronno, Sesto Calende.


domenica 30 agosto 2026

Incontro a Luino con Virginia Veludo: le foto e il video della serata

Nell’accogliente giardino della Biblioteca Civica di Luino, all’ombra di un enorme albero della canfora, si è svolto sabato 29 agosto l’incontro con Virginia Veludo, insegnante, divulgatrice culturale con il nome di rossaperpendicolare per parlare del libro 'E mi sono sentita meno sola' e della legge di iniziativa popolare 1%EQUO promossa dal Partito della Rifondazione Comunista






 








domenica 9 agosto 2026

La politica delle parole: per ricostruire un senso comune

Il problema, oggi, non è soltanto che la politica abbia smarrito una direzione. È che sembra aver smarrito le parole attraverso cui quella direzione può essere pensata, riconosciuta e condivisa.

E quando una società perde la capacità di attribuire un significato comune alle parole, non perde soltanto uno strumento di comunicazione: perde una parte della propria capacità di costruire egemonia, cioè di elaborare un senso della realtà capace di diventare esperienza collettiva.

È forse da qui che occorre ripartire.

Il Che fare? di Lenin può essere letto anche come un radicale interrogativo sul “come fare”. Non soltanto, dunque, quale società costruire, ma attraverso quali pratiche, quali comportamenti e quali forme organizzative trasformare un’idea in un processo storico concreto.

Il fine non è una destinazione immobile, definitivamente stabilita. È un processo, un divenire. E proprio per questo assumono un’importanza decisiva i mezzi: il modo nel quale si agisce, si organizza, si educa, si costruiscono relazioni e si produce coscienza.

È in questo passaggio che la politica cessa di essere semplice dichiarazione d’intenti e diventa praxis.

I mezzi non sono mai neutrali. Ogni pratica produce cultura; ogni comportamento contribuisce a formare un modo di pensare e di stare insieme; ogni scelta organizzativa contiene implicitamente una concezione dell’uomo e della società.

La trasformazione, dunque, non avviene soltanto quando si raggiunge il fine. Comincia già nel modo attraverso il quale si cerca di raggiungerlo.

È una questione profondamente gramsciana.

Per Gramsci, infatti, la politica non si esaurisce nella conquista del potere. Il terreno decisivo è quello nel quale si forma il senso comune, nel quale una determinata concezione del mondo diventa spontaneamente riconoscibile, condivisibile, persino naturale.

L’egemonia è precisamente questo: la capacità di trasformare una visione particolare del mondo in una forma di coscienza collettiva, in un sistema di significati dentro il quale gli individui possano riconoscersi.

Per questo l’egemonia non si costruisce soltanto attraverso le istituzioni. Si costruisce nella scuola, nella cultura, nelle relazioni sociali, nei luoghi della vita quotidiana e, soprattutto, nel linguaggio.

Perché il linguaggio non è mai semplicemente uno strumento attraverso cui descriviamo la realtà.

Il linguaggio è uno dei luoghi nei quali la realtà sociale viene costruita.

Le parole selezionano ciò che vediamo, stabiliscono connessioni, producono gerarchie di significato. Ci permettono di nominare un’ingiustizia e, nel momento stesso in cui la nominiamo, di renderla riconoscibile come tale.

Una parola condivisa può diventare, quindi, una forma elementare di organizzazione politica.

Ed è forse proprio questo che abbiamo perduto: la capacità di costruire un linguaggio comune capace di trasformare esperienze individuali in coscienza collettiva.

Oggi molte parole continuano a circolare, ma sembrano avere smarrito la loro capacità generativa. Vengono pronunciate, ripetute, consumate fino a diventare formule intercambiabili.

È come se avessimo conservato le parole, perdendo però il mondo che esse contenevano.

Dire pace, per esempio, non dovrebbe significare soltanto evocare l’assenza di guerra. Significa riconoscere nella guerra una condizione disumana e, contemporaneamente, affermare un diverso ordine delle relazioni tra gli esseri umani.

Dire convivialità significa opporre alla solitudine e all’isolamento una concezione della socialità come condizione costitutiva dell’umano.

Dire equilibrio sociale significa riconoscere che esistono forze economiche, culturali e sociali che producono disgregazione e disuguaglianza, e che dunque l’equilibrio non è un dato naturale, ma una costruzione politica.

Dire casa significa molto più che indicare un’abitazione. Significa riconoscere il diritto a un luogo nel quale poter costruire la propria esistenza e, contemporaneamente, denunciare la condizione di chi è espulso, sfrattato, costretto alla precarietà o lasciato senza tetto.

E dire salute significa comprendere che la malattia non è soltanto un fatto biologico individuale: può diventare isolamento, marginalità, perdita di autonomia e solitudine.

In ciascuna di queste parole esiste una relazione dialettica tra ciò che affermiamo e ciò che neghiamo.

È proprio questa ambivalenza a renderle politicamente potenti.

La pace acquista senso nella negazione della guerra. La convivialità nella negazione dell’isolamento. La giustizia sociale nella negazione delle condizioni che producono disuguaglianza. La casa nella negazione della sua privazione.

La parola, dunque, non descrive soltanto un valore: contiene il conflitto intorno a quel valore.

E qui emerge una questione decisiva.

Quando le parole perdono questa dimensione conflittuale, perdono anche la loro capacità di produrre coscienza. Diventano vocaboli svuotati, disponibili a essere utilizzati da qualunque discorso e, proprio per questo, incapaci di costruire una posizione.

È il rischio di una politica ridotta alla comunicazione.

Ma la comunicazione non è ancora egemonia.

L’egemonia richiede un lavoro più profondo: la capacità di trasformare un insieme di esperienze disperse in un senso comune, e il senso comune in una coscienza capace di interrogarsi criticamente sulla realtà.

È il passaggio dall’individuo al soggetto collettivo.

Qui torna ancora Gramsci.

La cultura non è un ornamento della politica. È una delle condizioni della politica stessa. E l’intellettuale non può limitarsi a interpretare il mondo dall’esterno: deve contribuire alla costruzione di una relazione organica tra elaborazione culturale e vita concreta delle persone.

L’“intellettuale organico” non è colui che possiede semplicemente più conoscenze. È colui che partecipa alla costruzione di una concezione del mondo capace di diventare coscienza, organizzazione e pratica.

Per questo il problema delle parole non è un problema estetico.

È un problema di organizzazione della società.

Se non riusciamo più a nominare ciò che ci accade, diventa difficile comprenderlo. Se non riusciamo a comprenderlo, diventa difficile trasformarlo. E se le esperienze individuali non trovano parole comuni nelle quali riconoscersi, rimangono esperienze isolate, incapaci di diventare forza collettiva.

È qui che il nostro tempo appare particolarmente fragile.

Siamo circondati da un’enorme quantità di comunicazione e, contemporaneamente, impoveriti nella capacità di costruire significati condivisi. Parliamo continuamente, ma sempre più spesso senza costruire un linguaggio comune.

Il risultato è una sorta di atomizzazione del senso: ciascuno possiede le proprie parole, il proprio racconto, la propria verità, mentre si restringe lo spazio nel quale quelle esperienze possono incontrarsi e diventare un “noi”.

Ma senza un “noi” non esiste trasformazione politica.

Esiste soltanto adattamento.

Forse è per questo che dobbiamo tornare a considerare il linguaggio come una vera infrastruttura della politica. Non come una sovrastruttura ornamentale, non come una tecnica di comunicazione, ma come uno dei luoghi nei quali si costruisce la possibilità stessa di un soggetto collettivo.

Il compito non è inventare parole nuove per sostituire quelle vecchie. È restituire alle parole la loro storicità, il loro conflitto, la loro materialità.

Restituire loro il rapporto con la vita concreta.

Dire pace e parlare della guerra che la nega.

Dire casa e parlare della precarietà che la rende impossibile.

Dire salute e parlare delle solitudini che la malattia produce.

Dire convivialità e parlare della disgregazione sociale.

Dire equilibrio sociale e parlare dei rapporti di forza che lo rendono possibile o lo distruggono.

Solo così le parole possono tornare a essere strumenti di conoscenza e di trasformazione.

E forse è proprio questo il Che fare? che ci riguarda oggi.

Non soltanto trovare una nuova politica, ma ricostruire le condizioni culturali perché una politica possa esistere.

Ricostruire un senso comune.

Ricostruire una capacità critica.

Ricostruire un linguaggio capace di trasformare il dolore individuale in domanda collettiva, la domanda collettiva in coscienza e la coscienza in organizzazione.

Non è un compito secondario.

È, probabilmente, il terreno sul quale si decide se saremo ancora capaci di essere una società o se resteremo soltanto una somma di individui.

Perché l’egemonia non comincia quando si conquista il potere.

Comincia molto prima: quando una comunità torna a riconoscersi nelle parole con cui interpreta il mondo.

E se oggi quelle parole sono diventate opache, consumate, impoverite, allora il primo gesto politico potrebbe essere proprio quello di tornare a illuminarle.

Non per nostalgia del passato.

Ma per costruire, finalmente, un nuovo senso comune capace di diventare storia.

 

Campagnano, 8 agosto 2026

martedì 28 luglio 2026

NO a qualsiasi accordo tra il comune di Varese e la fondazione Leonardo

 


Campagna di raccolte firme: NO a qualsiasi accordo tra il comune di Varese e la fondazione Leonardo.

Siamo oltre 300, firma anche tu! Collegati al link: 

sabato 25 luglio 2026

La transizione ecologica tradita: la finta ricchezza del Nord-Ovest e l'urgenza di 1% Equo

*La transizione ecologica tradita: la finta ricchezza del Nord-Ovest e l'urgenza di 1% Equo*

di *Alberto Deambrogio*

Esiste un paradosso, amaro e rivelatore, che in questi giorni fotografa perfettamente la condizione sociale ed economica del nostro Nord-Ovest. Un'indagine recente, condotta da uBroker e YouTrend, ha fatto emergere un dato che dovrebbe far tremare i polsi a chiunque si occupi di politica e di futuro del territorio. 

Tra Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta cresce in modo esponenziale la consapevolezza del tema ambientale; le cittadine e i cittadini sanno perfettamente che migliorare le proprie case, isolare i tetti o installare impianti moderni sia l'unica strada per difendere il pianeta e tagliare le bollette. Eppure, quasi una famiglia su due dichiara che non farà alcun intervento di efficientamento energetico. Il motivo? Manca la liquidità. 

Mancano le risorse per l'investimento iniziale.Questa vicenda è paradigmatica e smonta la narrazione di un Nord-Ovest opulento e senza problemi. Ci dice che la sensibilità ecologica è ormai patrimonio comune, ma che le barriere economiche escludono la maggioranza della popolazione dalla transizione. 

Chi è povero o appartiene alle classi medio-basse resta intrappolato in case energivore, pagando bollette insostenibili, mentre i benefici ecologici e i risparmi restano un privilegio per pochi. Siamo di fronte all'ennesima dimostrazione di come la questione ambientale sia, prima di tutto, una gigantesca questione sociale.Il problema strutturale è chiaro: manca una redistribuzione delle risorse dall’alto verso il basso. 

Negli ultimi decenni abbiamo assistito al drenaggio di ricchezza verso una cerchia ristrettissima di super-ricchi, a scapito del welfare, dei salari e della capacità di spesa dei ceti popolari. Le classi medie e basse pagano le tasse fino all'ultimo centesimo attraverso il lavoro dipendente e la tassazione indiretta, mentre le grandi rendite e i patrimoni accumulati godono di scudi, agevolazioni e tassazioni di favore. 

Serve un trattamento omogeneo e progressivo di tutti i tipi di reddito, ripristinando quel principio costituzionale di capacità contributiva che è stato svuotato.Proprio per rispondere a questa inaccettabile asimmetria, diventa oggi giusto, utile e non più rimandabile firmare e far firmare la Legge di Iniziativa Popolare 1% Equo.

La nostra proposta punta a introdurre un contributo di solidarietà, progressivo dall'1% al 3,5%, sui grandi patrimoni superiori ai 2 milioni di euro, escludendo la prima casa. Parliamo di colpire meno dell'1% della popolazione – le grandissime fortune – per liberare miliardi di euro di gettito da vincolare a servizi pubblici essenziali, sanità, scuola e, appunto, alla riconversione ambientale accessibile a tutti.

Senza una patrimoniale sulle grandi ricchezze, la transizione ecologica sarà solo una tassa sui poveri o un'opportunità riservata a chi è già ricco. 

Firmare per 1% Equo significa rimettere in moto la giustizia fiscale e dare alle famiglie del Nord-Ovest, e di tutto il Paese, le risorse necessarie per difendere il proprio reddito e l'ambiente. È tempo di cambiare direzione: più giustizia sociale, meno privilegi.

lunedì 20 luglio 2026

Per la libertà di espressione

 


Arci Roma aderisce e rilancia l’appello in solidarietà con i docenti del Liceo Vivona sottoposti a indagine ministeriale: gli ispettori dell'Ufficio Scolastico Regionale stanno già interrogando studenti e professori. 

★ Per firmare clicca qui https://c.org/spSYGqbSjJ ★

Tutto nasce da una scandalosa campagna diffamatoria pilotata da un noto quotidiano romano di destra contro un docente di quella scuola che, alla fine dell’anno scolastico e con i quadri già usciti, ha scritto una lettera ai suoi ex studenti, ricordando loro le atrocità geopolitiche che hanno fatto da cornice ai loro ultimi anni di liceo ed esortandoli a “restare umani”. 
La lettera è stata inviata in forma anonima a Il Tempo che l'ha strumentalmente travisata fino a generare l'indagine ministeriale all'interno della scuola.   
Questa storia non è solo un attacco a un singolo docente ma una minaccia per la libertà di tuttз, dentro e fuori le aule scolastiche

No all’approvazione dell'autonomia differenziata


MILANO martedì 21 luglio PRESIDIO - Grattacielo Pirelli - Piazza Duca d'Aosta 3

dalle 15.30 alle 17.00
A partire da lunedì 20 luglio, ci sarà la discussione in Aula a Montecitorio sugli Schemi d’intesa preliminare con le 4 regioni del Nord (Liguria, Lombardia , Piemonte e Veneto). L’Intesa così configurata tornerà in Lombardia.
Pensare che l’Autonomia differenziata non sia più un problema è un errore. A colpi di accetta la maggioranza sta andando avanti e  prevarrà la logica dello scambio con la Legge elettorale.
Diciamo
🔴 No all’approvazione delle pre-intese tra Governo Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto
Chiediamo
🔴 di sospendere il procedimento in corso, di ritirare gli Schemi di intesa stipulati nel 2018 e quelli in itinere (2024), dando piena attuazione alla sentenza della Consulta n. 192/2024
 
TAVOLO NO AUTONOMIA DIFFERENZIATA LOMBARDIA - COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE LOMBARDIA – LIBERTÀ e GIUSTIZIA CIRCOLO DI MILANO

sabato 6 giugno 2026

Assemblea pubblica "La nostra lotta, le nostre lotte"


 6 giugno 2026 Assemblea Pubblica Nazionale - “La nostra lotta, le nostre lotte”

Sono esattamente 7 anni che i Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti hanno abbandonato la lotta esclusivamente in difesa della scuola della Costituzione, minacciata dall’autonomia differenziata, per estenderla ai moltissimi, ulteriori aspetti della vita quotidiana che sono attaccati dal progetto scellerato; un progetto che nega l’uguale garanzia di diritti sociali e civili su tutto il territorio della Repubblica, sostenendo – al contrario – diritti diseguali, a seconda del certificato di residenza; laddove chi ha già tanto avrà di più, chi ha meno starà sempre peggio. Della Repubblica si è festeggiato il 2 giugno l’ottantesimo anniversario; una Repubblica minacciata dalla prepotenza tipica della maggioranza di destra che, indifferente alle prescrizioni della Corte Costituzionale, accelera, sotto la spinta del ministro leghista Calderoli, nel percorso verso la “secessione dei ricchi”.

Sabato 6 giugno, dalle ore 9,30 alle 16,30, presso la Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria, al Maschio Angioino a Napoli, si terrà l’assemblea nazionale dei Comitati e del Tavolo NO Autonomia Differenziata: “La nostra lotta, le nostre lotte”. Un appuntamento che ha l’ambizione di lanciare il necessario allarme nei confronti della strategia del governo che – complice anche il silenzio dei media – sta tentando di portare a compimento il processo che provammo ad interrompere con il referendum 2 anni fa (con un milione e 300mila firme raccolte) e che, comunque, la sentenza 192/24 della Corte costituzionale ha in parte smontato.

Nonostante la bocciatura della legge Calderoli, (86/2024), il governo Meloni-Calderoli va avanti. Infatti, presso le commissioni I Affari Costituzionali di Senato e Camera si trovano le 4 pre-intese siglate da Liguria, Lombardia, Veneto e Piemonte su 4 materie cosiddette non LEP (Protezione Civile, Professioni, Coordinamento della finanza pubblica e Sanità, Previdenza integrativa), già precedentemente approvate dalla Conferenza Unificata, con il parere negativo di 6 regioni, guidate dal PD o dal M5S, e dell’Anci. Le commissioni – presso le quali si stanno svolgendo audizioni che, come nelle precedenti occasioni, rilevano pareri negativi da parte di giuristi, economisti, esponenti della società civile, sindacati – dovranno formulare un atto di indirizzo; quindi, verranno predisposte e firmate le Intese, che il Parlamento potrà emendare: ci auguriamo che vengano sotterrate attraverso una valanga di emendamenti.

Contestualmente, al Senato l’AS 1623 è il testo che Calderoli ha predisposto per determinare i livelli essenziali delle prestazioni, prerequisito per poter attaccare anche le cosiddette materie LEP, come la scuola. Oltre al fatto che determinare i LEP non significa garantirli (atto che prevederebbe milioni di euro), numerosi sono gli elementi di incostituzionalità nei testi siglati con le regioni. Siamo certi che le regioni guidate dal PD e dal M5S, ricorrendo alla Corte costituzionale, si batteranno per impedire che le Intese, andando in porto, possano aggravare ulteriormente le disuguaglianze sociali e territoriali.

A Napoli, la mattina si aprirà con gli interventi di Emiliano Brancaccio, Antonella Bundu, reduce dalla Flotilla, Marco Esposito, Pietro Spirito, Massimo Villone. Interverrà il Presidente della regione Emilia-Romagna Michele De Pascale. Il pomeriggio, con un’introduzione di Antonio Mazzeo, esponente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e della lotta NO Ponte, prenderanno la parola esponenti di movimenti territoriali e studenteschi, sindacati, associazioni. Ed è proprio dal pomeriggio che l’iniziativa prende il nome e trova il proprio senso precipuo: qualora il progetto eversivo di autonomia differenziata si concretizzasse, tutte le lotte e tutti i movimenti – di qualsiasi cosa si occupino – verrebbero coinvolti. Il Sud del nostro Paese, i Sud di tutte le regioni, verrebbero definitivamente affossati, oggetto di politiche predatorie, senza speranza di emancipazione dalle proprie attuali condizioni.

Da Napoli – una delle città del Sud che ha tirato la volata al trionfo del NO nel referendum sulla riforma della magistratura, un no che, vogliamo crederlo, parla anche di autonomia differenziata – parte una nuova fase della lotta dei Comitati e del Tavolo NOAD. Una fase di mobilitazione intensa, che avrà una significativa scadenza nelle elezioni del 2027: nei programmi dei partiti, o delle liste, che chiederanno il voto per battere le destre, proponiamo sia inserita l’abolizione del comma 3 dell’articolo 116 della Costituzione, strumento per minare l’unità della Repubblica.

Nei prossimi mesi continueremo a contrastare il disegno della secessione dei ricchi con sit-in, assemblee, manifestazioni di piazza, incontri di informazione. Il nostro obiettivo è quello che hanno espresso milioni e milioni di cittadini/e con il referendum sulla giustizia: la Costituzione non si tocca, va rispettata e applicata. Il referendum sulla giustizia ha liquidato anche il disegno del premierato assoluto; ora tutti/e devono mobilitarsi per impedire che si realizzi la terza controriforma, quella dell’autonomia differenziata: difendiamo l’unità della Repubblica, cioè l’uguaglianza dei diritti sociali, civili e politici. Solo così potremo sperare di sconfiggere le politiche di discriminazione razziste verso i migranti, di suprematismo nordista, e le misure securitarie che distruggono le libertà civili di manifestare e di lottare per una società dove si affermi il valore supremo della pari dignità di ogni persona, dovunque risieda e da qualunque parte del mondo provenga.

Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD

domenica 31 maggio 2026

NO A INTOLLERANZA E RAZZISMO NEL NOSTRO TERRITORIO

 Venerdì 5 giugno prossimo Comunità giovanile di Busto Arsizio ospiterà esponenti di casa Pound e Brescia ai Bresciani che presenteranno la proposta di legge Remigrazione e Riconquista. Troviamo gravissima la decisione dell’associazione tanto di ospitare esponenti di movimenti che si richiamano esplicitamente all’ideologia nazifascista quanto di promuovere questa proposta di legge i cui contenuti fortemente razzisti sono esplicitamente contrai a quanto sancito dalla nostra Costituzione. E ‘assolutamente inaccettabile e non si può assolutamente giustificare che si promuovano intolleranza e razzismo, indicando coloro che appartengono a tradizioni religiose, cultura ed etnia differenti quali responsabili delle difficoltà e dei problemi sociali che Italia ed Europa stanno vivendo. Questi problemi hanno una origine ben diversa! Remigrazione è infatti il termine che la destra europea di ispirazione nazifascista sta utilizzando per indicare il trasferimento più o meno volontario degli immigrati nei loro paesi d’origine, considerando la loro presenza un forte elemento di disturbo dell’identità nazionale e l’origine di tutte la difficoltà che i paesi europei stanno attraversando. Il pericolo che questa ideologia che non si fonda su nessuna seria analisi storica, sociale e politica, ma che mira semplicemente a “toccare la pancia” di chi vive le difficoltà quotidiane, penetri ancor più profondamente nella società è purtroppo reale ed è pertanto necessario ed urgente contrapporvisi. La diffusione di una narrazione infondata che mira solo a diffondere intolleranza e odio razziale non può assolutamente essere accolta da una società democratica, minerebbe infatti suoi elementi costitutivi. Non è la prima volta che Comunità Giovanile apre ad iniziative di carattere esplicitamente nazifascista, come fu per il Festival Nazirock del settembre 2024, occasione in cui ospitò gruppi musicali aderenti a tale ideologia. L’intera provincia di Varese, inoltre, negli ultimi anni è stata più volte teatro di eventi e manifestazioni di tale taglio ideologico ed alcuni di particolare gravità: basti citare il Remigration Summit tenutosi a maggio dello scorso anno a Gallarate. Non possiamo perciò che guardare con grandissima preoccupazione a quanto sta accadendo, riscontrando che queste iniziative sono ben poco estemporanee, ma stanno sempre più assumendo un carattere continuativo. Chiediamo perciò una netta presa di posizione delle istituzioni cittadine che ci auguriamo agiscano coerentemente alla funzione loro spettante.

COMITATO ANTIFASCISTA DI BUSTO ARSIZIO

 PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA FEDERAZIONE DI VARESE

giovedì 28 maggio 2026

Incontro pubblico per la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare “1%EQUO”: la serata

Il Partito della Rifondazione Comunista Federazione di Varese ha organizzato mercoledì 27 maggio 2026 alle 20.30 un incontro pubblico dedicato alla presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare “1%EQUO”, la campagna nazionale per l’introduzione di un’imposta sui grandi patrimoni. L’appuntamento si è tenuto nella sala della Cooperativa di Biumo e Belforte a Varese. 

All’incontro sono intervenuti Dario Ballardini del comitato promotore 1%EQUO, Antonio Cuomo, segretario della Federazione PRC di Varese, e Matteo Principe, segretario regionale PRC Lombardia. Per Rifondazione Comunista la campagna rappresenta non solo una proposta legislativa, ma anche un’occasione di confronto pubblico e presenza politica sul territorio in una fase segnata dall’aumento delle disparità economiche e sociali.

Le foto della serata:









venerdì 15 maggio 2026

INCONTRO PUBBLICO SULLA LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE TAX THE RICH



 

1% equo - LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE PER TASSARE I GRANDI PATRIMONI

 È PARTITA LA RACCOLTA FIRME PER “1% EQUO”!


Finalmente una proposta chiara e concreta per ridurre le disuguaglianze e rafforzare i diritti sociali nel nostro Paese.

“1% Equo” chiede un contributo maggiore alle grandissime ricchezze, per investire risorse in ciò che serve davvero alle persone:

🏥 sanità pubblica
📚 scuola e università
🏠 diritto all’abitare
🌱 tutela ambientale
💼 sicurezza sul lavoro
🤝 sostegno al reddito

In Italia milioni di persone fanno fatica ad arrivare a fine mese, mentre una piccola parte concentra enormi ricchezze. È il momento di cambiare direzione e applicare un principio semplice: più giustizia sociale, meno privilegi.

👉 Si può firmare online con SPID o CIE in pochi minuti:

📄 Qui tutte le informazioni:

Al link dell’Organizzazione trovate la cartella “Campagna 1%Equo” con dentro manifesto, volantino, rollup e modulo per la raccolta firme. :

https://drive.google.com/drive/folders/10f7Bvo365Wx_BrQROfZ9hA_Nh4if5PO0?usp=drive_link



Firma, condividi, fai girare.
Perché i diritti di tutte e tutti valgono più dei privilegi di pochi.

domenica 19 aprile 2026

Il dibattito con il professor d’Orsi a Varese

Rispondiamo brevemente all'articolo apparso su Varese News il 15 aprile circa l'iniziativa organizzata al Circolo di Belforte sul tema ”Democrazia in tempo di Guerra”, ospite il Professor D'Orsi, considerato dall'autore dell'articolo diffusore di propaganda putiniana. L'accusa è evidentemente rivolta a tutti coloro che hanno aderito all'iniziativa, quindi direttamente anche al PRC, oltre che ad Un'Altra Storia di Varese che l'ha organizzata. L'iniziativa ha avuto per noi un scopo ben preciso, ovvero portare a Varese una voce differente da quelle più diffuse, che aiutasse a comprendere come in alcuni momenti storici anche nelle società democratiche la narrazione dei fatti sia spesso oggetto di distorsione e censura, con particolare evidenza nel conflitto in atto tra Ucraina e Russia e sulle posizioni che Italia ed Europa hanno nei confronti della Russia e della guerra in generale. Sotto questo aspetto la conferenza del professor D'Orsi è stata illuminante, avendo fatto emergere avvenimenti spesso dimenticati o sottaciuti quali la tragica vicenda dei massacri compiuti nel Donbass, prima da Poroshenko e proseguiti poi da Zelensky, la strage di Odessa del 2014, la sospensione dei partiti politici d'opposizione e la chiusura dei giornali non allineati avvenuta sotto il governo di Zelensky. Ancor più interessanti le considerazioni sul ruolo che la Nato ha giocato nell'innescare il conflitto. Il professore ha poi proseguito con considerazioni da noi pienamente condivise, ovvero che la nostra costituzione RIPUDIA LA GUERRA, come l'aumento delle spese militari comporti una preoccupante riduzione dello stato sociale, e renda la guerra decisamente più probabile e cosa non meno importante che, nella narrazione politica dominate, venga ormai presentata come qualcosa che può accadere. Rivendichiamo l'idea di aver sostenuto l'iniziativa che non ci qualifica quali sostenitori di Putin per il solo fatto di aver offerto un'analisi più puntuale ed accurata di quanto sta accadendo. Purtroppo al termine della conferenza alcuni provocatori hanno accusato D'Orsi di sostenere apertamente Putin non denunciandone i crimini e sottolineando come il suo fosse stato un comizio a sostegno dell'invasione dell'Ucraina, spingendosi quasi ad aggredirlo fisicamente. L'episodio increscioso si è risolto fortunatamente in una gran confusione, poco apprezzabile, ma nulla di più, vista anche la differenza numerica tra i partecipanti ed i provocatori.

 

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA – FEDERAZIONE DI VARESE