sabato 6 giugno 2026

Assemblea pubblica "La nostra lotta, le nostre lotte"


 6 giugno 2026 Assemblea Pubblica Nazionale - “La nostra lotta, le nostre lotte”

Sono esattamente 7 anni che i Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti hanno abbandonato la lotta esclusivamente in difesa della scuola della Costituzione, minacciata dall’autonomia differenziata, per estenderla ai moltissimi, ulteriori aspetti della vita quotidiana che sono attaccati dal progetto scellerato; un progetto che nega l’uguale garanzia di diritti sociali e civili su tutto il territorio della Repubblica, sostenendo – al contrario – diritti diseguali, a seconda del certificato di residenza; laddove chi ha già tanto avrà di più, chi ha meno starà sempre peggio. Della Repubblica si è festeggiato il 2 giugno l’ottantesimo anniversario; una Repubblica minacciata dalla prepotenza tipica della maggioranza di destra che, indifferente alle prescrizioni della Corte Costituzionale, accelera, sotto la spinta del ministro leghista Calderoli, nel percorso verso la “secessione dei ricchi”.

Sabato 6 giugno, dalle ore 9,30 alle 16,30, presso la Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria, al Maschio Angioino a Napoli, si terrà l’assemblea nazionale dei Comitati e del Tavolo NO Autonomia Differenziata: “La nostra lotta, le nostre lotte”. Un appuntamento che ha l’ambizione di lanciare il necessario allarme nei confronti della strategia del governo che – complice anche il silenzio dei media – sta tentando di portare a compimento il processo che provammo ad interrompere con il referendum 2 anni fa (con un milione e 300mila firme raccolte) e che, comunque, la sentenza 192/24 della Corte costituzionale ha in parte smontato.

Nonostante la bocciatura della legge Calderoli, (86/2024), il governo Meloni-Calderoli va avanti. Infatti, presso le commissioni I Affari Costituzionali di Senato e Camera si trovano le 4 pre-intese siglate da Liguria, Lombardia, Veneto e Piemonte su 4 materie cosiddette non LEP (Protezione Civile, Professioni, Coordinamento della finanza pubblica e Sanità, Previdenza integrativa), già precedentemente approvate dalla Conferenza Unificata, con il parere negativo di 6 regioni, guidate dal PD o dal M5S, e dell’Anci. Le commissioni – presso le quali si stanno svolgendo audizioni che, come nelle precedenti occasioni, rilevano pareri negativi da parte di giuristi, economisti, esponenti della società civile, sindacati – dovranno formulare un atto di indirizzo; quindi, verranno predisposte e firmate le Intese, che il Parlamento potrà emendare: ci auguriamo che vengano sotterrate attraverso una valanga di emendamenti.

Contestualmente, al Senato l’AS 1623 è il testo che Calderoli ha predisposto per determinare i livelli essenziali delle prestazioni, prerequisito per poter attaccare anche le cosiddette materie LEP, come la scuola. Oltre al fatto che determinare i LEP non significa garantirli (atto che prevederebbe milioni di euro), numerosi sono gli elementi di incostituzionalità nei testi siglati con le regioni. Siamo certi che le regioni guidate dal PD e dal M5S, ricorrendo alla Corte costituzionale, si batteranno per impedire che le Intese, andando in porto, possano aggravare ulteriormente le disuguaglianze sociali e territoriali.

A Napoli, la mattina si aprirà con gli interventi di Emiliano Brancaccio, Antonella Bundu, reduce dalla Flotilla, Marco Esposito, Pietro Spirito, Massimo Villone. Interverrà il Presidente della regione Emilia-Romagna Michele De Pascale. Il pomeriggio, con un’introduzione di Antonio Mazzeo, esponente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e della lotta NO Ponte, prenderanno la parola esponenti di movimenti territoriali e studenteschi, sindacati, associazioni. Ed è proprio dal pomeriggio che l’iniziativa prende il nome e trova il proprio senso precipuo: qualora il progetto eversivo di autonomia differenziata si concretizzasse, tutte le lotte e tutti i movimenti – di qualsiasi cosa si occupino – verrebbero coinvolti. Il Sud del nostro Paese, i Sud di tutte le regioni, verrebbero definitivamente affossati, oggetto di politiche predatorie, senza speranza di emancipazione dalle proprie attuali condizioni.

Da Napoli – una delle città del Sud che ha tirato la volata al trionfo del NO nel referendum sulla riforma della magistratura, un no che, vogliamo crederlo, parla anche di autonomia differenziata – parte una nuova fase della lotta dei Comitati e del Tavolo NOAD. Una fase di mobilitazione intensa, che avrà una significativa scadenza nelle elezioni del 2027: nei programmi dei partiti, o delle liste, che chiederanno il voto per battere le destre, proponiamo sia inserita l’abolizione del comma 3 dell’articolo 116 della Costituzione, strumento per minare l’unità della Repubblica.

Nei prossimi mesi continueremo a contrastare il disegno della secessione dei ricchi con sit-in, assemblee, manifestazioni di piazza, incontri di informazione. Il nostro obiettivo è quello che hanno espresso milioni e milioni di cittadini/e con il referendum sulla giustizia: la Costituzione non si tocca, va rispettata e applicata. Il referendum sulla giustizia ha liquidato anche il disegno del premierato assoluto; ora tutti/e devono mobilitarsi per impedire che si realizzi la terza controriforma, quella dell’autonomia differenziata: difendiamo l’unità della Repubblica, cioè l’uguaglianza dei diritti sociali, civili e politici. Solo così potremo sperare di sconfiggere le politiche di discriminazione razziste verso i migranti, di suprematismo nordista, e le misure securitarie che distruggono le libertà civili di manifestare e di lottare per una società dove si affermi il valore supremo della pari dignità di ogni persona, dovunque risieda e da qualunque parte del mondo provenga.

Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD

domenica 31 maggio 2026

NO A INTOLLERANZA E RAZZISMO NEL NOSTRO TERRITORIO

 Venerdì 5 giugno prossimo Comunità giovanile di Busto Arsizio ospiterà esponenti di casa Pound e Brescia ai Bresciani che presenteranno la proposta di legge Remigrazione e Riconquista. Troviamo gravissima la decisione dell’associazione tanto di ospitare esponenti di movimenti che si richiamano esplicitamente all’ideologia nazifascista quanto di promuovere questa proposta di legge i cui contenuti fortemente razzisti sono esplicitamente contrai a quanto sancito dalla nostra Costituzione. E ‘assolutamente inaccettabile e non si può assolutamente giustificare che si promuovano intolleranza e razzismo, indicando coloro che appartengono a tradizioni religiose, cultura ed etnia differenti quali responsabili delle difficoltà e dei problemi sociali che Italia ed Europa stanno vivendo. Questi problemi hanno una origine ben diversa! Remigrazione è infatti il termine che la destra europea di ispirazione nazifascista sta utilizzando per indicare il trasferimento più o meno volontario degli immigrati nei loro paesi d’origine, considerando la loro presenza un forte elemento di disturbo dell’identità nazionale e l’origine di tutte la difficoltà che i paesi europei stanno attraversando. Il pericolo che questa ideologia che non si fonda su nessuna seria analisi storica, sociale e politica, ma che mira semplicemente a “toccare la pancia” di chi vive le difficoltà quotidiane, penetri ancor più profondamente nella società è purtroppo reale ed è pertanto necessario ed urgente contrapporvisi. La diffusione di una narrazione infondata che mira solo a diffondere intolleranza e odio razziale non può assolutamente essere accolta da una società democratica, minerebbe infatti suoi elementi costitutivi. Non è la prima volta che Comunità Giovanile apre ad iniziative di carattere esplicitamente nazifascista, come fu per il Festival Nazirock del settembre 2024, occasione in cui ospitò gruppi musicali aderenti a tale ideologia. L’intera provincia di Varese, inoltre, negli ultimi anni è stata più volte teatro di eventi e manifestazioni di tale taglio ideologico ed alcuni di particolare gravità: basti citare il Remigration Summit tenutosi a maggio dello scorso anno a Gallarate. Non possiamo perciò che guardare con grandissima preoccupazione a quanto sta accadendo, riscontrando che queste iniziative sono ben poco estemporanee, ma stanno sempre più assumendo un carattere continuativo. Chiediamo perciò una netta presa di posizione delle istituzioni cittadine che ci auguriamo agiscano coerentemente alla funzione loro spettante.

COMITATO ANTIFASCISTA DI BUSTO ARSIZIO

 PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA FEDERAZIONE DI VARESE

giovedì 28 maggio 2026

Incontro pubblico per la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare “1%EQUO”: la serata

Il Partito della Rifondazione Comunista Federazione di Varese ha organizzato mercoledì 27 maggio 2026 alle 20.30 un incontro pubblico dedicato alla presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare “1%EQUO”, la campagna nazionale per l’introduzione di un’imposta sui grandi patrimoni. L’appuntamento si è tenuto nella sala della Cooperativa di Biumo e Belforte a Varese. 

All’incontro sono intervenuti Dario Ballardini del comitato promotore 1%EQUO, Antonio Cuomo, segretario della Federazione PRC di Varese, e Matteo Principe, segretario regionale PRC Lombardia. Per Rifondazione Comunista la campagna rappresenta non solo una proposta legislativa, ma anche un’occasione di confronto pubblico e presenza politica sul territorio in una fase segnata dall’aumento delle disparità economiche e sociali.

Le foto della serata:









venerdì 15 maggio 2026

INCONTRO PUBBLICO SULLA LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE TAX THE RICH



 

1% equo - LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE PER TASSARE I GRANDI PATRIMONI

 È PARTITA LA RACCOLTA FIRME PER “1% EQUO”!


Finalmente una proposta chiara e concreta per ridurre le disuguaglianze e rafforzare i diritti sociali nel nostro Paese.

“1% Equo” chiede un contributo maggiore alle grandissime ricchezze, per investire risorse in ciò che serve davvero alle persone:

🏥 sanità pubblica
📚 scuola e università
🏠 diritto all’abitare
🌱 tutela ambientale
💼 sicurezza sul lavoro
🤝 sostegno al reddito

In Italia milioni di persone fanno fatica ad arrivare a fine mese, mentre una piccola parte concentra enormi ricchezze. È il momento di cambiare direzione e applicare un principio semplice: più giustizia sociale, meno privilegi.

👉 Si può firmare online con SPID o CIE in pochi minuti:

📄 Qui tutte le informazioni:

Al link dell’Organizzazione trovate la cartella “Campagna 1%Equo” con dentro manifesto, volantino, rollup e modulo per la raccolta firme. :

https://drive.google.com/drive/folders/10f7Bvo365Wx_BrQROfZ9hA_Nh4if5PO0?usp=drive_link



Firma, condividi, fai girare.
Perché i diritti di tutte e tutti valgono più dei privilegi di pochi.

domenica 19 aprile 2026

Il dibattito con il professor d’Orsi a Varese

Rispondiamo brevemente all'articolo apparso su Varese News il 15 aprile circa l'iniziativa organizzata al Circolo di Belforte sul tema ”Democrazia in tempo di Guerra”, ospite il Professor D'Orsi, considerato dall'autore dell'articolo diffusore di propaganda putiniana. L'accusa è evidentemente rivolta a tutti coloro che hanno aderito all'iniziativa, quindi direttamente anche al PRC, oltre che ad Un'Altra Storia di Varese che l'ha organizzata. L'iniziativa ha avuto per noi un scopo ben preciso, ovvero portare a Varese una voce differente da quelle più diffuse, che aiutasse a comprendere come in alcuni momenti storici anche nelle società democratiche la narrazione dei fatti sia spesso oggetto di distorsione e censura, con particolare evidenza nel conflitto in atto tra Ucraina e Russia e sulle posizioni che Italia ed Europa hanno nei confronti della Russia e della guerra in generale. Sotto questo aspetto la conferenza del professor D'Orsi è stata illuminante, avendo fatto emergere avvenimenti spesso dimenticati o sottaciuti quali la tragica vicenda dei massacri compiuti nel Donbass, prima da Poroshenko e proseguiti poi da Zelensky, la strage di Odessa del 2014, la sospensione dei partiti politici d'opposizione e la chiusura dei giornali non allineati avvenuta sotto il governo di Zelensky. Ancor più interessanti le considerazioni sul ruolo che la Nato ha giocato nell'innescare il conflitto. Il professore ha poi proseguito con considerazioni da noi pienamente condivise, ovvero che la nostra costituzione RIPUDIA LA GUERRA, come l'aumento delle spese militari comporti una preoccupante riduzione dello stato sociale, e renda la guerra decisamente più probabile e cosa non meno importante che, nella narrazione politica dominate, venga ormai presentata come qualcosa che può accadere. Rivendichiamo l'idea di aver sostenuto l'iniziativa che non ci qualifica quali sostenitori di Putin per il solo fatto di aver offerto un'analisi più puntuale ed accurata di quanto sta accadendo. Purtroppo al termine della conferenza alcuni provocatori hanno accusato D'Orsi di sostenere apertamente Putin non denunciandone i crimini e sottolineando come il suo fosse stato un comizio a sostegno dell'invasione dell'Ucraina, spingendosi quasi ad aggredirlo fisicamente. L'episodio increscioso si è risolto fortunatamente in una gran confusione, poco apprezzabile, ma nulla di più, vista anche la differenza numerica tra i partecipanti ed i provocatori.

 

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA – FEDERAZIONE DI VARESE

lunedì 13 aprile 2026

MANIFESTIAMO IL NOSTRO DISSENSO CONTRO OGNI GUERRA, CONTRO OGNI REPRESSIONE, CONTRO LA CANCELLAZIONE DEI DIRITTI E LA REPRESSIONE DEL DISSENSO

 

Segnaliamo due importanti iniziative che si terranno a Busto Arsizio e a Varese alla fine della settimana. Sabato 18, alle 15.00, a Busto Arsizio in piazza Garibaldi Assemblea Contro la Guerra del Varesotto invita a scendere in piazza contro lo sterminio dei popoli del Medio Oriente da parte di Israele e Stati Uniti, contro il genocidio del popolo palestinese e denunciare la complicità dell’Italia nei conflitti in corso. La stessa iniziativa segnala come da tempo sia in atto una politica della repressione del dissenso nel nostro paese, volta a colpire chi organizza manifestazioni e compie azioni contro chi, in nome dell’interesse economico particolare, trascina interi popoli verso la guerra, la povertà e la distruzione. Domenica 19 aprile a Varese, alle 15.00, presso Giardini Estensi una serie di associazioni attive sul territorio chiama i cittadini a partecipare ad un corteo contro la guerra, l’economia di guerra e la militarizzazione che, oltre a provocare distruzioni e massacri, incidono pesantemente sulla nostra economia, facendo aumentare i prezzi e tagliando drammaticamente lo stato sociale.  Rifondazione Comunista pur non partecipando all’organizzazione delle due iniziative ne riconosce il valore condividendo appieno le parole d’ordine che informano le iniziative ed inviata a partecipare numerosi alle due piazze. Il nostro partito da sempre si è schierato CONTRO OGNI GUERRA, CONTRO L’ECONOMIA DI GUERRA E CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLA SOCIETA’. Da sempre il PRC segnala come l’aumento delle spese militari comporti la drammatica riduzione degli investimenti nello stato sociale e renda meno sicura la società. Maggiori investimenti nel settore bellico spostano inevitabilmente verso l’economia di guerra che rende la guerra un pericolo reale ed imminente, ad un certo punto addirittura inevitabile. I costi di questa scelta politica favoriscono fortemente gli interessi di pochi e gravano pesantemente sulla gran parte dei cittadini che vedono contrarsi i propri diritti. La spinta verso la normalizzazione della guerra ed il taglio dei diritti sta determinando inoltre una pesante politica della repressione del dissenso che, oltre a colpire attraverso le nuove disposizioni di legge molti attivisti, arriva a situazioni a dir poco paradossali, come la presentazione di un progetto di legge ed equipara antisionismo ed antisemitismo, ovvero una legittima contestazione alla politica guerrafondaia e razzista dello stato di Israele ad un vero e proprio crimine contro l’umanità. La grande partecipazione ai cortei a sostegno del popolo palestinese dello scorso anno e agli scioperi dell’ottobre 2025 ci dicono che nel paese è presente potenzialmente una grande forza di opposizione alla linea politica neoliberista, guerrafondaia e genocidaria in corso: c’è una gran parte della società che pensa che ci sia un’altra via da percorrere che non sia quella del progressivo taglio dei diritti e della limitazione della liberà!

SABATO 18 SCENDIAMO TUTTI IN PIAZZA, A VARESE O A BUSTO CHE SIA, MANIFESTIAMO IL NOSTRO DISSENSO CONTRO OGNI GUERRA, CONTRO OGNI REPRESSIONE, CONTRO LA CANCELLAZIONE DEI DIRITTI E LA REPRESSIONE DEL DISSENSO


PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA - FEDERAZIONE DI VARESE

NO ALLA RIFORMA DEGLI ISTITUTI TECNICI

 

La riforma degli istituti tecnici rappresenta un passo indietro per la scuola pubblica e per la qualità della formazione degli studenti. Dietro la retorica dell’“aggiornamento” e della “modernizzazione” si nasconde in realtà un insieme di tagli e riduzioni che rischiano di indebolire profondamente questi percorsi di studio.

1. Riduzione dell’offerta culturale e professionale
La revisione dei quadri orari non rappresenta un aggiornamento dei percorsi, ma un ridimensionamento di numerosi insegnamenti fondamentali. La diminuzione di ore in diverse discipline (es. geografia, arte, disegno tecnico, informatica, economia aziendale, seconda lingua UE) impoverisce il curricolo e limita la varietà delle competenze che gli studenti possono acquisire.

2. Accorpamento delle scienze e perdita di approfondimento disciplinare
L’introduzione di un unico insegnamento di area scientifica nel biennio rischia di appiattire ambiti di studio differenti. Fisica, chimica, biologia e scienze della Terra hanno metodi e contenuti specifici che difficilmente possono essere trattati in modo adeguato all’interno di una sola disciplina.

3. Meno tempo scuola proprio nell’anno conclusivo
La riduzione dell’orario settimanale in quinta comporta un ulteriore taglio al tempo dedicato alla formazione degli studenti. L’ultimo anno dovrebbe rappresentare il momento di maggiore consolidamento e preparazione, non una fase di riduzione delle opportunità di apprendimento.

4. Una redistribuzione delle ore che non migliora la qualità dell’insegnamento
La riforma interviene principalmente spostando o riducendo ore tra le discipline, senza introdurre un reale rafforzamento dei percorsi formativi. Il risultato è una riorganizzazione formale che non affronta i problemi strutturali della scuola tecnica.

5. Conseguenze negative sugli organici dei docenti
Il ridimensionamento di alcune materie incide direttamente sulla distribuzione delle cattedre e crea squilibri tra le diverse classi di concorso. Questa scelta rischia di ridurre gli spazi di insegnamento per discipline storicamente presenti negli istituti tecnici.

6. Un cambiamento calato dall’alto
Una trasformazione così rilevante dell’ordinamento scolastico è stata definita senza un confronto reale con chi lavora quotidianamente nelle scuole. Docenti e istituti sono stati sostanzialmente esclusi dal processo di elaborazione della riforma.

7. Tempistiche che generano incertezza nelle scuole
L’introduzione delle nuove disposizioni mentre sono già concluse le iscrizioni e in corso la definizione degli organici crea difficoltà organizzative e rende complessa la programmazione didattica per l’anno successivo.

8. Un indebolimento complessivo degli istituti tecnici
Nel loro insieme, le modifiche previste riducono il peso di numerose discipline e comprimono il tempo dedicato alla formazione. Il rischio concreto è un progressivo impoverimento della qualità dei percorsi tecnici e della preparazione degli studenti.

 

Per tutte queste ragioni riteniamo che questa riforma non rafforzi gli istituti tecnici, ma rischi di indebolirli. La scuola tecnica ha bisogno di investimenti, di tempo scuola e di valorizzazione delle discipline, non di riduzioni e accorpamenti.
Chiediamo quindi che il progetto di riforma venga rivisto attraverso un vero confronto con il mondo della scuola, con l’obiettivo di costruire percorsi tecnici solidi, equilibrati e capaci di garantire agli studenti una formazione completa e di qualità.

Invitiamo tutti coloro che hanno a cuore il futuro dei nostri figli e dei nostri educatori a firmare questa petizione. Agite ora per fermare questa riforma e proteggere la qualità dell'istruzione tecnica in Italia

Firma la petizione all'indirizzo: https://c.org/MDtB7WHRBj

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Comitato Precari Uniti per la ScuolaPromotore della petizione

domenica 12 aprile 2026

RIFONDAZIONE COMUNISTA PER LA SANITA' PUBBLICA

 

 Rifondazione Comunista ha partecipato al riuscitissimo, partecipatissimo e colorato corteo di sabato 11 aprile che ha visto sfilare 10.000 persone da Palazzo Lombardia fino a piazza XXV Aprile.

Ridurre le liste di attesa. Fermare la spinta verso il privato, rafforzare la sanità territoriale garantendo pari accesso alle cure. Sono le richieste dei partecipanti: cittadini, operatori sanitari, sindacati e associazioni. Tutti e tutte hanno sfilato. Mentre tra i cartelli, i messaggi sono stati chiari: "Basta tagli alla sanità", "No alle cure in base al reddito" e " la salute non è una merce".

 La manifestazione, promossa da un ampio cartello che riunisce i partiti di centrosinistra - Pd, M5s, Avs, Prc - la Cgil e realtà civiche, ha puntato il dito contro le lunghe liste d'attesa e il crescente peso del privato. "In Lombardia curarsi è sempre più difficile", la denuncia condivisa dal corteo che ha chiesto investimenti nella sanità pubblica, nel personale e nella medicina territoriale.

 Dobbiamo cambiare il paradigma in cui il privato sceglie le prestazioni più remunerative, il pubblico no. E chi non può pagare aspetta.

 Diciamo no ad un sistema che "seleziona i cittadini in base al reddito"; stanno distruggendo “scientificamente” e totalmente il Servizio Sanitario Nazionale: curarsi dipende sempre più dal portafoglio, perché la Regione ha approvato una nuova delibera (super-intramoenia) che crea un canale di accesso privilegiato al Servizio Sanitario per chi ha l’assicurazione, mutue o fondi finanziari. Per tutti gli altri liste d’attesa sempre più lunghe. La situazione della RSA è sotto gli occhi di tutti.

 Nel settore sanitario lavoratrici e lavoratori sono costretti a lavorare in condizioni difficilissime e con dei contratti di categoria spesso scaduti da anni. In questo contesto a rimetterci rischiano di essere i più fragili anziani e malati.

 Il rientro dalla manifestazione è stato difficoltoso: per un guasto a Bovisa molti treni sono stati cancellati o hanno subito pesanti ritardi. Segno che decenni di poteri del centrodestra in Lombardia hanno distrutto non solo la sanità ma anche i trasporti pubblici

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA - FEDERAZIONE DI VARESE

sabato 11 aprile 2026

Il cordoglio di Rifondazione Comunista per la morte di Maria Pellegatta

 Si è spenta Maria Agostina Pellegatta, storica figura della sinistra varesina e cassanese, nata a Cassano Magnago il 18 settembre 1938. Aveva 87 anni. La notizia della sua scomparsa si è diffusa venerdì 10 aprile.

 Parlamentare di lungo corso, prima nel Pci, poi nei partiti eredi della tradizione comunista, è scomparsa a 87 anni di età.


Rimasta attiva sul piano culturale anche in età avanzata, Pellegatta aveva continuato a coltivare la memoria storica della sinistra italiana

Insegnante di professione, Pellegatta aveva intrecciato fin da giovane la propria vita con quella del Partito Comunista Italiano, diventando un punto di riferimento per il movimento operaio e progressista del territorio. La sua carriera parlamentare prese avvio con la VI legislatura della Repubblica, quando fu eletta deputata alla Camera nel 1972: in quell’incarico sedette nella Commissione Istruzione e Belle Arti, di cui fu anche segretaria, occupandosi tra l’altro di temi legati all’istruzione speciale e all’integrazione degli studenti con disabilità sensoriali. Rieletta nella VII legislatura, rimase a Montecitorio fino al 1979.

Dopo la svolta della Bolognina e lo scioglimento del PCI, Pellegatta non abbandonò le proprie convinzioni: aderì a Rifondazione Comunista, con cui si candidò alle elezioni europee del 1994 nella circoscrizione Italia Nord-Occidentale, raccogliendo circa 2.500 preferenze senza risultare eletta.

Il ritorno in Parlamento arrivò nel 2006, quando fu eletta senatrice in Lombardia nelle file del Partito dei Comunisti Italiani, nell’ambito della coalizione di centrosinistra guidata da Romano Prodi. Nella XV legislatura fece parte della Commissione parlamentare antimafia — di cui divenne capogruppo — della Commissione per l’infanzia e delle delegazioni italiane presso il Consiglio d’Europa e l’Assemblea dell’Unione dell’Europa Occidentale.

Rimasta attiva sul piano culturale anche
in età avanzata, Pellegatta aveva continuato a coltivare la memoria storica della sinistra italiana. Nel 2020 VareseNews l’aveva incontrata nella sua casa di Cassano Magnago, dove stava lavorando a un libro e a un documentario sulla Svolta di Salerno del 1944, partendo da un vecchio disco a 33 giri con un discorso di Togliatti. Si era definita orgogliosamente «togliattiana» e non aveva mai rinnegato le proprie radici politiche.

mercoledì 25 marzo 2026

L'ITALIA ANTIFASCISTA HA SALVATO LA COSTITUZIONE ITALIANA

 

Viva l’Italia antifascista che, con una straordinaria partecipazione popolare, ancora una volta ha salvato la Costituzione nata dalla Resistenza.

Ha vinto il NO al tentativo di mettere in discussione l’autonomia della magistratura, cardine della nostra democrazia costituzionale.

È un voto contro la corruzione, le mafie, la demagogia razzista e forcaiola.

È ora di smetterla con i tentativi di stravolgere la Costituzione a colpi di maggioranza. Si mettano il cuore in pace: il popolo Italiano è un geloso custode della propria Costituzione

Escono sconfitti Giorgia Meloni e gli eredi di Almirante, Licio Gelli e Berlusconi.

Siamo di fronte al fallimento di Giorgia Meloni, principale vassalla di Trump in Europa, che non ha affrontato nessun problema del popolo italiano ma si è messa al servizio dei soliti gruppi di potere e privilegio.

Escono battute le destre, quella fascioleghista e berlusconiana e quella che per troppo tempo ha egemonizzato il centrosinistra.

Il risultato clamoroso dimostra che l’attuazione della Costituzione è la base su cui va costruito un fronte unitario che sconfigga la destra alle prossime politiche, mandi a casa Giorgia Meloni e impedisca alla destra di fare altri danni.

Si può vincere senza Calenda, la Picierno, Minniti e tutta quella che hanno cercato di spacciare come sinistra per il SI, il Foglio e il Corriere della Sera.

Tanti giovani hanno contribuito a questa vittoria dopo aver contestato la complicità col genocidio.

Invitiamo tutto il popolo della Costituzione a partecipare sabato 28 marzo a Roma alla manifestazione nazionale NO KINGS contro il riarmo e la guerra che si svolgerà in contemporanea con gli Stati Uniti e altre capitali europee.

 PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA – FEDERAZIONE DI VARESE

mercoledì 18 marzo 2026

VOTIAMO NO AL REFERENDUM DI MODIFICA COSTITUZIONALE SULLA GIUSTIZIA

Il 22 ed il 23 marzo tutti i cittadini sono chiamati a decidere sul “disegno di legge costituzionale sulla giustizia” già approvato dalle camere, respingendolo o meno.

Sappiamo che la separazione delle carriere di fatto esiste già e la nuova legge costituzionale appare inutile sotto questo aspetto (con le norme attualmente in vigore, negli ultimi 5 anni solo lo 0,4% dei magistrati ha scelto di cambiare carriera) e che la riforma proposta non porta nessun miglioramento sui tempi ordinari per la somministrazione della giustizia perché non riguarda nessuno di questi aspetti.

Il disegno, che di fatto interessa peculiarmente la Magistratura e non la Giustizia in senso più ampio, attraverso la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura in luogo di uno ed un'Alta Corte con potere disciplinare, mira al cuore di uno dei principi fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione: L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA MAGISTRATURA. La composizione dei tre nuovi organi (con il relativo triplicarsi dei costi che ricadranno su tutti i cittadini) sarà infatti, decisa in parte attraverso un sorteggio puro, in parte attraverso un sorteggio “truccato”, ovvero sorteggiando tra soggetti già eletti dal parlamento e con modalità in parte ancora da definire attraverso leggi ordinarie. Ciò determinerà la possibilità del potere politico, attraverso i membri designati dalla politica, di interferire sull'attività della magistratura limitandone fortemente l'indipendenza. La nostra Costituzione garantisce invece l'indipendenza del potere giudiziario rispetto al potere politico ed economico. VOTIAMO NO affinché l'attività dei magistrati sia LIBERA DA OGNI INGERENZA, affinché i cittadini sia giudicati in base alle leggi e non in base alle direttive del potere politico che, attraverso questa riforma, potrà indirizzare l'amministrazione della giustizia in base ai propri disegni e piegandola ai propri fini.

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA - FEDERAZIONE DI VARESE

venerdì 6 febbraio 2026

CONTRO LE OLIMPIADI DEL LUSSO E DELLA REPRESSIONE- MOBILITAZIONI DEL 6 E 7 FEBBRAIO

Le Olimpiadi di Milano-Cortina hanno poco a che vedere con lo sport.

Sono un grande affare per pochi: cemento, speculazione, sfratti, zone rosse, militarizzazione delle città e uso di soldi pubblici mentre mancano casa, servizi e spazi sportivi popolari.
Gravissima anche la presenza di ICE, la polizia dell’immigrazione statunitense simbolo di deportazioni, repressione e violazione dei diritti umani.

Rifondazione Comunista sarà in piazza contro questo modello di Olimpiadi e di città,
per il diritto alla casa, ai diritti sociali, allo sport pubblico e popolare.

*Concentramento per le compagne e i compagni di Rifondazione Comunista*
Rifondazione sarà presente con bandiere e striscione in entrambe le mobilitazioni.

📍 Venerdì 6 febbraio – ore 17
Pre-concentramento Milano- Piazza Silenunte (davanti al mercato comunale)
insieme Rete 3 Luglio e Sindacati Inquilini, per poi recarci verso il concentramento unitario in
Piazzale Segesta – angolo Viale Isonzo

📍 Sabato 7 febbraio – ore 14.20
Milano Piazza Medaglie d’Oro (tra metro e McDonald’s)

No alle Olimpiadi del lusso e della repressione.
Fuori ICE da Milano. 

SUI FATTI DI TORINO

 Qui di seguito la dichiarazione integrale di Nicola Rossiello, segretario generale del sindacato lavoratori di polizia. «La narrazione del Ministro Piantedosi sui fatti di Torino appare totalmente rovesciata rispetto alla realtà che noi, come operatori e sindacato sul campo, riscontriamo. Sostenere che i manifestanti abbiano fornito copertura ai violenti significa non rendere giustizia alla verità e mancare di rispetto a chi esercita un diritto costituzionale. La realtà è l’esatta opposto: sono i violenti che si affiancano ai manifestanti per sfruttare la piazza. Confondere le responsabilità è un errore logico e sociale pericoloso: è come accusare i proprietari di casa di aver favorito i ladri che vi hanno fatto irruzione, o ritenere i tifosi responsabili dei criminali che si infiltrano allo stadio per aggredire gli spettatori. Chi scende in piazza pacificamente deve avere la garanzia che lo Stato sia in grado di isolare chi si infiltra per inquinare il dissenso. Chi sceglie di portare avanti una narrazione così distorta non rispetta la realtà dei fatti e ignora le difficoltà operative delle lavoratrici e dei lavoratori di polizia. Ribadiamo che la sicurezza non si fa colpevolizzando i cittadini, ma con strategie di intelligence e prevenzione, capaci di distinguere tra diritto al dissenso e atti delinquenziali inaccettabili. Ribaltare i fatti non aiuta l'ordine pubblico, serve solo a scaricare sulle Forze dell'Ordine il peso di una gestione politica della piazza che ha fallito nel proteggere sia chi manifesta che chi lavora in divisa».


Nicola Rossiello
È il segretario SILP CGIL PIEMONTE

10 FEBBRAIO GIORNO DEL RICORDO: NOI RICORDIAMO BENISSIMO